Esteri

Isis, carneficina sul Sinai egiziano

Una serie di attacchi simultanei contro stazioni di polizia e checkpoint ha lasciato sul terreno almeno 50 morti. Israele chiude le frontiere

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Un'operazione antiterrorismo a Rafah – Credits: Getty Images

È salito a 70 vittime (tra cui molti civili) il bilancio degli attacchi simultanei compiuti stamane dai militanti islamisti nel nord del Sinai che avevano come obiettivo i soldati e gli uomini della sicurezza egiziana. L'attacco, compiuto con autobombe e attentatori suicidi in una serie di checkpoint e stazioni di polizia nei pressi della città di Sheikh Zuweid (a ovest di Rafah), è avvenuto due giorni dopo l'attentato che ha colpito il procuratore generale egiziano Hisham Barakat, deceduto ieri in ospedale dopo 48 ore di agonia. La rivendicazione è di un gruppo che le intelligence di tutto il mondo conoscono bene, Ansar Beit al-Maqdis, impegnato da mesi in una guerriglia mordi-e-fuggi contro l'esercito di Al-Sisi e che si è recentemente affiliato allo Stato islamico.

15 ceckpoint colpiti, tre attentatori suicidi, e un attacco coordinato da un commando al club degli ufficiali nella città di el-Arish, poco lontano. Il risultato è quello di una carneficina (tra cui, pare, molti civili) che, inizialmente, non senza qualche menzogna sul numero delle vittime presto sbugiardata dalla stampa locale egiziana, si pensava molto più modesta. Era già accaduto a fine 2014 e alla fine di gennaio 2015 che i gruppi operativi nel Sinai, e affiliati allo Stato islamico, scatenassero una serie di attacchi simultanei contro gli uomini di Al Sisi. Questa volta, secondo gli analisti militari, ci sarebbe un salto ulteriore nella strategia dei vari gruppi considerati vicini ad Al Baghdadi.

Quanto l'Isis effettivamente controlli quest'area dove si sono concentrati gli attacchi, comunque lontana dai resort turistici, è argomento piuttosto dibattuto. Quello che appare chiaro è invece che la qualità e l'intensità degli attacchi si sono moltiplicati dopo il colpo di Stato del 2013  che ha deposto l'ex presidente Morsi dei Fratelli musulmani. Per Israele quella dell'Isis nel deserto egiziano è una minaccia da prendere assolutamente sul serio. Prova ne è la chiusura delle frontiere  a Niztana e Kerem Shalom, vicino a Rafah, al confine con Gaza, dove finora - complice la linea nazionalista degli islamisti di Hamas - gli uomini di Al Baghdadi sono rimasti fuori. La domanda è: per quanto?

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