Esteri

Iran, una sposa bambina sta per andare al patibolo

Razieh Ebrahimi ha 21 anni e a 17 ha ucciso suo marito, sposato all'età di 14 anni. I giudici l'hanno condannata a morte e tra qualche giorno potrebbe essere impiccata

Teheran. Una madre perdona all'ultimo istante l'assassino di suo figlio e gli evita la morte – Credits: WEB/The Guardian/ISNA, Arash Khamoushi

Storie di ordinaria follia. Razieh Ebrahimi ha 21 anni ed è rinchiusa da quattro anni in un carcere nel sud dell'Iran in attesa di essere condotta al patibolo e uccisa per impiccagione. Razieh (chiamata dalla stampa locale "Maryam") a 17 anni ha ucciso suo marito. Lo ha ucciso per disperazione, per ripagarlo delle vessazioni fisiche e psicologiche che le infliggeva da anni. Razieh è una sposa bambina, costretta a maritarsi appena compiuti i 14 anni. A 15 diventa mamma, ma senza alcuna gioia. A 17 uccide l'orco che le sta accanto e viene condannata a morte.

Oggi ogni giorno per lei potrebbe essere l'ultimo, e Human Rights Watch (HRW), l'organizzazione internazionale per i diritti umani, lancia un appello globale affinché le sia risparmiata l'esecuzione capitale. Razieh era ancora minorenne quando ha commesso il crimine di omicidio e i minori non dovrebbero essere condannati a morte. Ma in Iran funziona un "diritto" tutto particolare, che di certo non è attento alla tutela e alla protezione delle donne. Così, Razieh presto potrebbe lasciare questo mondo.

Il fenomeno delle spose bambine in Iran è molto diffuso, anche se nascosto. Secondo i dati delle ong solo nel 2012 nella Repubblica islamica sono state registrate per sposarsi 1.537 bambine al di sotto dei 10 anni e 29.827 di un'età compresa tra i 10 e i 14 anni. Insomma, una fabbrica di matrimoni dell'orrore.

HRW ha chiesto alle autorità giudiziarie iraniane di sottoporre a una nuova valutazione il caso della sposa-bambina condannata a morte. Ad aprile di quest'anno una madre iraniana ha perdonato l'uomo che aveva ucciso suo figlio qualche istante prima che salisse sul patibolo ed ha così fermato la mano del boia. Da allora la strategia del perdono è stata largamente caldeggiata dagli avvocati difensori dei condannati a morte, ma non sempre le famiglie delle vittime se la sentono di "perdonare". 

In più la legge iraniana sui minori è controversa, a cominciare dalla definizione stessa di minore e questo complica la vicenda. Nel 2013 l'Iran e l'Iraq sono stati i luoghi dove si sono consumate le esecuzioni di due terzi dei minori condannati a morte nel mondo, seguiti a ruota da Yemen, Arabia Saudita, Sudan e dalla striscia di Gaza.

L'Iran è però anche nell'elenco dei Paesi che hanno siglato la Convenzione internazionale per il divieto delle esecuzioni dei minori. Ma, evidentemente, per le autorità di Teheran una cosa è la teoria e un'altra è la pratica.

Il caso di Razieh Ebrahimi non è unico e raro nella Repubblica islamica. A marzo un'altra donna, Farzaneh Moradi, 28 anni, è stata uccisa dopo una lunga detenzione. A venti anni aveva ucciso suo marito dopo essere stata costretta a sposarlo a 15 e aver partorito un figlio a 16. Stessa età di Razieh, stesso destino di dolore. Si spera che questa volta, però, l'epilogo sia completamente diverso.

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