Esteri

Il Kenya si infiamma in attesa del voto

Crescono gli episodi di violenza in un paese da sempre considerato 'tranquillo'

Un'immagine delle recenti manifestazioni in Kenia (Credits: Thomas Mukoya/Reuters)

CHE COSA È SUCCESSO
L’ultima ondata di scontri ha provocato oltre 40 morti, tra cui molti bambini. Gli attacchi sono avvenuti nella regione del delta del fiume Tana, a nord di Malindi e hanno coinvolto la tribù seminomade degli Orma e gli agricoltori Pokomo. Da agosto sono più di un centinaio le vittime della violenza etnica nella regione. Oltre 400 nel 2012 in tutto il paese, secondo l’Onu, che punta il dito anche contro la politica. Il presidente Mwai Kibaki ha cacciato un ministro sospettato di aver fomentato gli scontri. A marzo si vota nel paese africano. I due principali contendenti dovrebbero essere l’attuale premier Raila Odinga di etnia luo e il kykuyo Uhuru Kenyatta, figlio del padre della patria. Quest’ultimo è accusato dalla corte penale internazionale di avere alimentato le violenze postelettorali del 2007, quando 1.000 persone persero la vita e 350 mila furono costrette ad
abbandonare le loro case.

CHE COSA HANNO SCRITTO
«Un tempo il Kenya era orgoglioso di definirsi come “un’isola di stabilità” in Africa orientale. Anche senza tenere conto delle tensioni post elettorali, ora è uno dei paesi più violenti dell’area» scrive il quotidiano regionale The Daily Nation. «Tuttavia questa è una lettura semplicistica. Il Kenya ha ricchi, poveri, corrotti e signori della guerra. Ciò che mantiene vivo il sogno sono i suoi “secessionisti di successo” imprenditori che stanchi della corruzione sfruttano l’apertura dei mercati per i loro business, creando isole di eccellenza nel paese». Quegli stessi imprenditori che non nascondono la preoccupazione per le crescenti tensioni, rivela Bloomberg. Il sudafricano Mail & Guardian sottolinea come gli scontri per acqua e terra nelle regioni costiere avvengano da anni, ma i politici ora sfruttano pericolosamente le divisioni per trarre vantaggi elettorali.

CHE COSA SUCCEDERÀ?
Le violenze etniche sono motivo di grande preoccupazione in vista del voto. Gli scontri istigati dalle oligarchie locali hanno già segnato le ultime elezioni, nel 2007. Questa volta l’alleanza tra il vicepremier Kenyatta e l’ex ministro William Ruto, entrambi accusati di crimini contro l’umanità dalla Corte dell’Aia, non è di buon auspicio. Il processo ai due inizierà un mese dopo il voto del 4 marzo. Il loro principale rivale è il premier Odinga, ex alleato di Ruto. Tutti personaggi poco credibili rispetto alle istanze della società civile.

Il parere di padre Giulio Albanese
direttore del mensile Popoli e Missione

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