Esteri

Il golpe e il contro-golpe in Burkina Faso

L'esercito si schiera con il governo dopo il colpo di Stato organizzato da un fedelissimo dell'ex presidente Compaoré

 

Nella notte tra il 21 e il 22 settembre le forze armate regolari del Burkina Faso sono entrate nella capitale Ouagadougou per chiedere la resa dei 1.300 soldati delle forze della sicurezza presidenziale (Rsp) capeggiate dal generale Gilbert Diendéré (un fedelissimo d'ex presidente Compaore) che il 17 novembre hanno realizzato il colpo di stato contro il governo legittimp del premier Yacouba Isaac Zida e del presidente Michel Kafand. I militari sono riusciti a ottenere la liberazione del primo ministro, finora in ostaggio, imponendo ai golpisti un ultimatum per la resa. Il presidente Michel Kafando era invece già stato liberato il 18 settembre, insieme a due ministri.


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Subito dopo il golpe, il presidente del Consiglio nazionale di transizione – il parlamento provvisorio istituito dopo il colpo di stato dell’ottobre 2014 – aveva fatto appello alle forze armate, per fermare la guardia presidenziale, ma il generale Gilbert Diendéré aveva affermato di avere il sostegno dell’esercito. Gli ultimi sviluppi lo hanno contraddetto: l’esercito si è schierato dalla parte delle istituzioni provvisorie e dei cittadini, che da giorni protestano in diverse città del paese. Molte persone hanno incoraggiato i soldati durante l’avanzata delle truppe verso la capitale. Il capo di stato maggiore, il generale Pingrenoma Zagré, ha chiesto all’esercito di evitare scontri a fuoco con la guardia presidenziale. Finora l’Rsp non ha dato segni di resa, anzi, Diendéré ha detto di voler ottenere il ritiro delle truppe dalla capitale.

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