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Esteri

Il coraggio di padre Luke nella Rodi assalita dai profughi

L'incredibile storia di un padre francescano che organizza la solidarietà nella Lampedusa greca in una Grecia economicamente a pezzi

La foto di Sandra, la turista greca immortalata mentre abbracciava Mohamed recuperato nel mare greco, ha fatto il giro del mondo, e l’abbiamo vista tutti. Un gesto spontaneo di solidarietà che ha commosso un Occidente immerso nel torpore e svegliatosi solo in queste ultime settimane dalle file di profughi venuti a bussare a casa nostra. Ma l’emozione “a spot” non permette di sapere cosa accade dopo, quando la barca di Sandra tocca la riva e Mohamed deve fare i conti con un’altra guerra (dopo quella che ha lasciato), quella quotidiana per sopravvivere.

Anche se in quelle isole del Mediterraneo c’è chi si è posto la domanda: “ma per Mohamed, e per tutti quei profughi che con lui sono “sbarcati” nelle isole di Kos e Rodi, cosa si può fare?” Padre Luke, francescano della Custodia di Terra Santa e parroco di Rodi è uno dei tanti che, silenziosamente, organizza la solidarietà nella Lampedusa greca: “La tristezza di vedere queste persone arrivare su barchette di plastica è enorme. Dobbiamo pensare che hanno lasciato famiglia e casa per venire qui, e arrivano solo con ciò che possono portare a mano”. Negli ultimi mesi gli sbarchi dei profughi siriani sulle coste del’isola sono continui e padre Luke ha cominciato a dare loro una sistemazione provvisoria e del cibo, quello che c'è, quello che ha. “Nella tragedia di questa situazione umanitaria ho sperimentato la bontà e la compassione degli abitanti di Rodi e Kos, davvero impressionante. Gli alberghi che forniscono cibo caldo due volte al giorno e la gente del posto che cerca di provvedere alle altre necessità quotidiane, come sapone, shampoo e dentifricio”. A Rodi i profughi vengono in qualche modo “adottati” dalle famiglie, perché, lo ricorda questo tenace francescano inglese “ognuno ha il diritto di essere pulito e dignitoso”.

La macchina della solidarietà coinvolge tutti, albergatori, panettieri, commercianti. E’ quello che accade in un paese come la Grecia, economicamente a pezzi, eppure capace di una generosità sorprendente. “Da alcuni anni le parrocchie hanno raccolto gli alimenti per organizzare una banca del cibo, in grado di soddisfare tutti quelli che si presentono ogni giorno alla porta del monastero”. Ogni ora che passa, però, il numero aumenta, e padre Luke non si nasconde dietro a un dito, ma ammette le difficoltà. La crisi economica ha messo in ginocchio le famiglie dell’isola, tanto che alcune non riescono nemmeno a gestire se stesse. “La maggioranza delle persone lavora per sei mesi durante la stagione turistica, ma poi? Negli anni scorsi lo Stato le aiutava con una piccola quantità di denaro durante i mesi invernali, ma ora quest’assistenza non esiste più i poveri aumentano”.

Eppure per i greci questa non è una scusa, anzi. Aiutano a tener viva la speranza di chi arriva, stremato, barcollando tremante sulle coste di Rodi. Proprio perché questa speranza non si perda, inesorabilmente tra la fame e la paura del futuro. “Sto cominciando a preoccuparmi di cosa potrebbe accadere ai rifugiati quando gli hotel chiuderanno a novembre. Chi potrà fornire loro del cibo caldo?”. E’ una domanda scomoda, quella di padre Luke.


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