Hillary e Bill Clinton
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Perché Hillary Clinton vuole che Bill si occupi dell'economia americana

Nel chiamare in causa il marito, la Clinton punta a rievocare negli elettori il più lungo periodo di floridità economica della storia Usa: gli anni '90

La signora Clinton ha detto in un discorso che, qualora dovesse essere eletta, il marito ed ex presidente Bill potrebbe mettere in stand by la sua pensione dorata e tornare alla Casa Bianca con il compito di rivitalizzare l'economia americana.

Hillary e Bill Clinton, una Casa Bianca per due

La suggestione è davvero interessante, soprattutto se assieme a Bill tornasse anche la replica della grande crescita economica che caratterizzò gli anni '90: ricordiamo che Clinton ha presieduto nel più lungo periodo di espansione economica della storia americana, con un surplus di bilancio arrivato a ben 236 miliardi di dollari nel 2000.

"Lui sa come farlo - ha detto Hillary - soprattutto in quelle parti del Paese che sono state abbandonate a se stesse". Sacrosanta verità, i detrattori, tuttavia, ricordano anche che le politiche economiche di Bill arrivarono nel momento in cui quelle stesse aree erano già nel momento più alto della loro favorevole congiuntura, e pertanto si limitò a raccogliere i successi di un processo che era già innescato.

Più welfare e meno tasse al ceto medio

Nel citare il marito come un "modello di abilità economica", Hillary ha implicitamente sottolineato come questi fosse riuscito a creare occupazione e far aumentare il reddito medio delle famiglie, oltre a diversi cambiamenti tesi ad acrescere il welfare del ceto medio. Sul primo punto, si ricordi, per esempio, che a lui si deve la firma dell'Omnibus Budget Reconciliation Act, con il quale venne prodotto un taglio alle tasse per 15 milioni di famiglie a basso reddito e un aumento degli sgravi fiscali per circa il 90% delle piccole e medie imprese, con il contestuale aumento di quelle per coloro che si trovavano nell'1,2% dei più ricchi.

Deregolamentazione, suo malgrado

Ma il contesto è stato anche più ampio e variegato e vale la pena ricordare anche altri passaggi-chiave dell'amministrazione Clinton in quegli anni. Sullo sfondo ci sono tutti i provvedimenti di deregolamentazione, primo su tutti quello della legge Glass-Steagall, che mirava a introdurre misure per contenere la speculazione e introdusse il principio della separazione tra le banche d'affari e le banche tradizionali. La sua abrogazione - nel 1999 per volere di un Congresso che trovava però un Clinton recalcitrante - fu il momento iniziale della crisi del 2007, quando l'insolvenza dei mutui subprime scatenò una crisi di liquidità che si trasferì nell'attività bancaria tradizionale.

Ultimo non ultimo, il Nafta, anch'esso firmato da Bill, il trattato di libero scambio commerciale stipulato tra Stati Uniti, Canada e Messico. In questo caso, le opinioni contrastano: alcuno studi indicano che invece di incrementare il commercio, l'accordo creò delle deviazioni anomale e deleterie, mentre per altri economisti ha portato a un grande aumento della ricchezza in tutti i Paesi aderenti.

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