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Guerra in Siria: che cosa nasconde l'attrito tra Russia e Iran

Teheran non intende più concedere a Mosca la base aerea di Nojeh. Colpa di un comportamento non proprio da gentiluomini

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Teheran, novembre 2015 – Credits: ATTA KENARE/AFP/Getty Images

La spiegazione l'ha fornita il ministro della Difesa iraniano Hossein Deghan, quando incalzato da alcuni deputati che volevano chiarimenti sul perché il governo iraniano avesse concesso alla Russia l'uso della base aerea iraniana di Shahid Nojeh per bombardare le postazioni dei ribelli in Siria, è stato costretto a una precipitosa retromarcia. E ha dovuto spiegare in parlamento che la cooperazione politico-militare con la Russia - che tanto scalpore aveva suscitato negli ambienti diplomatici la settimana scorsa - non prevedeva affatto carta bianca all'aviazione putiniana in territorio iraniano. Non prevedeva soprattutto - è questo il sospetto - che i russi annunciassero a tutti il contenuto di un accordo per l'uso della base aerea che, per Teheran, avrebbe dovuto rimanere segreto.

«I russi vogliono dimostrare a tutto il mondo di essere una superpotenza, in modo da garantirsi un ruolo nel decidere il futuro politico della Siria. Ovviamente nel farlo hanno voluto mettersi in mostra e non si sono comportati da gentiluomini».

Questa la frase che spiega esattamente quale è il punto dell'attrito tra Russia e Iran sulla Siria: l'accordo per la concessione ai russi della base aerea iraniana avrebbe dovuto rimanere segreto, stando a quanto scrive la stampa americana, e il precipitoso (e unilaterale) annuncio della settimana scorsa da parte di Mosca, quasi che l'Iran si fosse messo a disposizione spalancando le porte ai cacciabombardieri russi, ha finito per indispettire Teheran e la sua opinione pubblica, sempre molto gelosa delle sue prerogative formali e sovrane.

Un classico autogoal politico-diplomatico - quello di Mosca - dettato più dalla necessità di esibire simbolicamente, e agli americani, i muscoli in Medioriente che da attriti sostanziali con Teheran sul futuro di Assad o sulla cooperazione energetica. Il fatto è che l'Iran è un grande Paese, e tale si percepisce, e trattarlo con sufficienza - non concordando tutte le mosse - significa commettere il più ingenuo degli errori.  Tanto più in un Paese come l'Iran che mai, nemmeno ai tempi dello shah, aveva concesso agli americani l'uso delle proprie basi aeree, come ha  correttamente notato il diplomatico americano di lungo corso John Limbert sul New York Times.


I russi hanno voluto mettersi in mostra e non si sono comportati da gentiluomini Il ministro della Difesa iraniano Hossein Deghan

In buona sostanza, non cambia molto. L'attrito - con quell'accento sui gentiluomini - attiene più alla dimensione diplomatica che a quella militare. In Siria, Russia e Iran continuano a essere alleate, almeno in questa fase, con l'esercito di Assad, uscito malconcio nelle ultime settimane dalla battaglia di Aleppo

Gli aerei militari russi  continueranno a bombardare i nemici di Assad – soprattutto i ribelli che operano nella Siria nord-occidentale – partendo dalla base militare di Mozdok, nel sud della Russia, e passando dal corridoio aereo che attraversa il Mar Caspio, l’Iran e l’Iraq.

Gli iraniani continueranno a dare manforte sul terreno agli uomini di Assad, sfruttando  i buoni rapporti con le milizie sciite presenti sul terreno.

La speranza moscovita di ridurre il tempo di volo del 60 per cento e di trasportare bombe molto più grandi e potenti - grazie all'uso della base iraniana - rimarrà tale almeno per un po'. O, per usare le parole del ministro della Difesa iraniano, «almeno per il momento». Gli americani, intanto, stanno alla finestra e sperano di strinfere un accordo con Putin per il futuro della Siria.

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