Esteri

Grecia, cibi scaduti per combattere la crisi

Rabbia e polemiche contro la decisione del governo di autorizzare la vendita di prodotti scaduti per le fasce più povere

Atene, distribuzione gratuita di frutta e verdura in occasione dello sciopero degli agricoltori contro l'aumento dell'IVA previsto dal governo (Credits: LOUISA GOULIAMAKI/AFP/Getty Images)

Quando il governo greco aveva detto che sarebbe corso ai ripari per sanare la piaga della malnutrizione infantile dovuta alla drammatica crisi economica, in pochi potevano aspettarsi che avrebbe riversato nei supermercati cibo scaduto. Ma così è.

Dal 1 settembre 2013 i negozianti ellenici sono autorizzati a esporre e vendere a basso costo e per un periodo limitato prodotti alimentari scaduti.

Il provvedimento è stato voluto dal ministero dello Sviluppo del governo guidato da Antonis Samaras per fronteggiare la crisi, ma ha scatenato immediatamente feroci polemiche e le associazioni dei consumatori si sono ribellate .

Da più parti l'esecutivo ellenico viene accusato di calpestare la dignità del popolo greco, costringendolo a sfamarsi con cibi di scarto, che potrebbero mettere a rischio la salute dei consumatori.

Gli stessi negozianti si rifiutano di vendere i prodotti indicati dal decreto ministeriale, che tiene fuori solo bar e ristoranti, obbligati a continuare a utilizzare merce non scaduta.

Le principali catene elleniche per la distribuzione alimentare hanno annunciato che non seguiranno il provvedimento del dicastero dello Sviluppo e non dedicheranno "scaffali speciali con cibo scaduto" ai consumatori più poveri.

Ma dal governo di Samaras si getta acqua sul fuoco, sostenendo che i media hanno diffuso "false informazioni" e che in realtà i cibi scaduti sono ancora commestibili, essendo la Grecia in linea con le normative europee, che permettono di vendere tutti quegli alimenti che si conservano anche oltre la data di scadenza, come le confezioni di olio, di pasta e di riso. 

Eppure, le rassicurazioni del ministero non sortiscono un effetto tranquillizzante, anzi. L'economia greca continua ad arrancare, con un Pil in caduta libera che quest'anno è sceso di un altro 4.4 per cento e le prossime elezioni in Germania che hanno inasprito in chiave elettorale i toni di Angela Merkel nei confronti di Atene.

L'orgoglio greco, messo in ginocchio negli ultimi due anni, è però rimasto vivo, tanto che recentemente anche l'ultimo McDonald's ancora in attività nel paese ellenico, a Salonicco, ha chiuso i battenti, sconfitto dall'aumento esponenziale di vendita dei souvlaki, i noti spiedini greci.

Un aumento frutto di una campagna a tappeto per privilegiare i prodotti alimentari nazionali contro quelli importati. Basti pensare che alcuni famosi ristoranti di Atene, pur di attrarre clienti, hanno deciso di abbassare l'IVA dei menù, nonostante gli aumenti voluti dall'esecutivo di Samaras.

Ma per una battaglia vinta un'altra viene persa e il provvedimento dei cibi scaduti per i più poveri colpisce duramente la dignità della popolazione ellenica.

L'ulteriore schiaffo di una crisi che, non solo non sembra far scorgere all'orizzonte alcun cenno di ripresa, ma che non concede nemmeno il respiro di una piccola tregua.

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