Dopo 15 giorni di fermo in Turchia, Gabriele del Grande è stato liberato ed è tornato in Italia.

L'annuncio è arrivato da parte del Ministro degli Esteri Angelino Alfano in due tweet.

"Siamo tutti felicissimi e ringraziamo tutti coloro che si sono adoperati e mobilitati in ogni forma e ognuno col proprio ruolo alla liberazione di Gabriele" hanno scritto i familiari e il legale di Gabriele Del Grande, raccontando di aver avuto l'"attesissima" notizia stamattina dal ministro degli Esteri Alfano.

Al suo arrivo all'aeroporto di Bologna, De Grande è apparso in buona salute. "Sto bene. Sono stato vittima di una violenza istituzionale. Quello che mi è successo è illegale, un giornalista privato della libertà mentre sta svolgendo un lavoro in un paese amico".

Il giornalista ha ribadito di non aver subito alcun tipo di violenza: "non mi è stato torto un capello" e ha precisato che a fermarlo sono stati "agenti in borghese", per cui non è riuscito a capire se fossero poliziotti o militari. "Sono stato fermato e sono uscito stanotte dal luogo dove mi trovavo" ha spiegato "non ho ancora capito perchè sono stato fermato, gli avvocati cercheranno di capirlo".

Ha poi aggiunto: "Ringrazio tutti, anche chi a livello turco si è mosso per me, dall'ambasciatore al ministro degli esteri della Turchia. Oggi fortunatamente sono libero".

La cronaca
Erano 15 giorni che Gabriele Del Grande era stato fermato in Turchia, al confine con la Siria, dove stava facendo alcune interviste.
Da allora il reporter e documentarista toscano è rimasto in un centro di detenzione amministrativa in Turchia.

Dopo che il 19 aprile, gli era stata negata la possibilità di incontrare le autorità consolari e il suo legale, il trattamento riservato a Del Grande aveva fatto salire ulteriormente la tensione tra Roma e Ankara.

Dopo la telefonata di martedì 18 aprile ai familiari, in cui aveva annunciato l'avvio di uno sciopero della fame, Del Grande è rimasto senza contatti con l'esterno nel centro di identificazione ed espulsione di Mugla, dove era stato trasferito dopo la detenzione iniziale ad Hatay.

Il ministro degli Esteri Angelino Alfano aveva da subito chiamato il suo omologo turco, Mevlut Cavusoglu, per ribadire la "ferma richiesta del rilascio immediato" di Del Grande. Alfano aveva spiegato di aver ricevuto il "massimo impegno" dal governo turco sul fatto che "le procedure verranno concluse al più presto". 

"La questione delle procedure non può in alcun modo impedire l'assistenza legale e consolare e ogni forma di sostegno", aveva aggiunto il ministro, precisando che "il caso è seguito al massimo livello e con la massima attenzione possibile".

Le iniziative per Gabriele
A suggerire che le procedure per il rimpatrio del reporter sarebbero potute essere "non brevi" è stato il presidente della Commissione diritti umani, Luigi Manconi, secondo cui nelle presunte accuse a carico di Del Grande, tuttora non formalizzate, sarebbero emersi "profili di sicurezza nazionale".
Per questo, spiega Manconi, che si è fatto portavoce anche dei familiari, "è indispensabile una mobilitazione" e "una stretta alleanza con le istituzioni per restituire Gabriele alla libertà".

Il 19 aprile, dal Senato a Roma, gli amici del reporter hanno così lanciato un appello alle istituzioni firmato da giornalisti e artisti. Sul web, tantissimi utenti hanno aderito alla campagna #iostocongabriele per chiederne il rilascio. L'hashtag è stato rilanciato anche dall'ex premier Matteo Renzi. Appelli in suo favore sono giunti dalla presidente della Camera, Laura Boldrini, e da quello dell'Europarlamento, Antonio Tajani.

Il M5s Europa, in un post sul blog di Beppe Grillo, chiede invece la convocazione dell'ambasciatore turco a Roma. Numerose anche le iniziative in piazza. Manifestazioni sono state organizzate a Torino, Milano, Pisa. Al presidio di Lucca, la città di Del Grande, ha partecipato il governatore della Toscana, Enrico Rossi. All'Italia è stato offerto anche il supporto dal ministero degli Esteri tedesco: "Se ci sono possibilità di collaborare e di migliorare le possibilità di successo, lo faremo". (Ansa/AGi)

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