Esteri

L’India si apre ai supermercati stranieri

Finisce il monopolio dei famosi 'negozietti', dopo decenni di strenua resistenza

Un negozio di New Delhi (Credits: Tsering Topgyal/Ap Photo)

CHE COSA È SUCCESSO
Il governo indiano ha spalancato le porte ai colossi stranieri della grande distribuzione. Dopo il via libera della Camera bassa a novembre, l’esecutivo di Manmohan Singh si è assicurato quello del Senato, cavalcando lo scontento verso l’opposizione. Una volta individuato un partner locale, le grandi catene di supermercati come Walmart e Carrefour potranno aprire punti vendita nel paese del monopolio dei kirana shops (bancarelle o pseudonegozi dove i prodotti sono spesso conservati in modo approssimativo). La lobby dei commercianti è riuscita a smorzare la liberalizzazione: le catene potranno aprire nelle città con oltre 1 milione di abitanti, garantendo un 30 per cento di prodotti indiani. Per la società di consulenza McKinsey&Co., tra due anni il settore varrà 450 miliardi di dollari.

CHE COSA HANNO SCRITTO
«La riforma che ha aperto la grande distribuzione agli investitori stranieri è di grande importanza per l’India», hanno scritto i canadesi di The Globe and Mail. «È una legge che ha fatto perdere al governo degli elementi chiave della coalizione, convinti che i colossi stranieri del settore avrebbero schiacciato gli operatori indiani. Ma è anche il simbolo dell’agenda politica riformista che il premier Manmohan Singh non è mai riuscito a portare avanti». Per il Daily News and Analysis, quotidiano di Mumbai, «con l’apertura di questo settore si potranno garantire investimenti nelle infrastrutture senza precedenti, ma anche ridurre e stabilizzare i prezzi, assicurare la vendita di prodotti confezionati e conservati in maniera più igienica. Chi non se ne rende conto dovrebbe visitare un ipermercato di Bangkok, in Thailandia, per capire la differenza».

CHE COSA SUCCEDRÀ?
Gli investimenti diretti esteri nella grande distribuzione saranno utili all’India solo se il governo saprà aiutare gli agricoltori a contrattare prezzi buoni con chi dovrà vendere i loro prodotti, realizzare le infrastrutture necessarie ad assicurare il sostegno logistico del comparto e inquadrare il nuovo sistema con un insieme di regole chiare che tutti gli operatori dovranno rispettare. Oggi solo gli stati più avanzati, come Gujarat, Punjab e Nuova Delhi, possono gestire questi investimenti in autonomia. Tutti gli altri hanno bisogno di un aiuto.

Il parere di Basudeb Chaudhuri
direttore del Centre de Sciences Humaines di Nuova Delhi

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