Il presidente ucraino Petro Poroshenko perde terreno nelle elezioni locali di domenica 25 ottobre, a favore dei suoi alleati di governo minori, come Iulia Timoshenko (Patria) e Andrii Sadovii (Samopomich) ma pure di forze radicali e nazionaliste di opposizione.

Le aree del sud-est non controllate dai ribelli (qui non si è votato) si confermano filorusse, ipotecando città importanti come Karkhiv e Odessa.

Siamo ancora agli exit poll, in attesa di risultati ufficiali previsti non prima di mercoledì 28, tanto da indurre il Cremlino a non commentare nulla per ora.

L'unico dato certo finora è quello dell'affluenza: 46,5%, uno dei più bassi mai registrati nel Paese, segno di una crescente apatia verso il voto.

Conforta che gli osservatori dell'Osce abbiano promosso le elezioni come "democratiche" e "trasparenti", nonostante l'annullamento del voto nella strategica città portuale sudorientale di Mariupol per il rischio frode legato alla stampa delle schede. Ma resta il monito a "proseguire le riforme", per la perdurante "complessità del quadro giuridico", per "il dominio di potenti gruppi economici sul processo elettorale" e "la mancanza di indipendenza dei media".

Le elezioni di domenica sono considerate un banco di prova della popolarità di Poroshenko in un Paese in grave crisi economica e alle prese con il conflitto del Donbass, congelato dalla tregua prevista dagli accordi di Minsk.

Stando agli exit poll, il suo partito, Solidarnost, esce infiacchito quasi ovunque pur mantenendo posizioni di predominio nel centro e nell'ovest del Paese. Nella regione occidentale di Leopoli, ad esempio, Solidarnost è dato al 22,% ma nelle elezioni politiche di un anno fa il suo blocco, alleato con il Fronte popolare del premier Iatseniuk, era arrivato al 55%. E nel capoluogo della stessa regione, la candidata del presidente, Oxana Iurinets, si è arenata su un umiliante 4,8%, contro il 48,6% del sindaco uscente, Andrii Sadovii.

Ad ovest il partito di Poroshenko è oscurato anche dal partito ultra nazionalista Svoboda, che nella regione di Ternopil ha ottenuto il 34,4%, quasi il triplo di Solidarnost.

A Kiev, il sindaco uscente, l'ex pugile Vitali Klitschko, alleato di Poroshenko, è dato in testa con il 40,4% ma non riuscirà ad evitare il ballottaggio, mentre appena un anno e mezzo fa era stato eletto al primo turno con il 57% dei voti.

Cresce inoltre nella capitale il peso delle forze più radicali e ultra nazionaliste: Pravi Sektor e Svoboda sono proiettati oltre il 15%.

Il paese spaccato
Ma il punto più dolente per Poroshenko è che il voto sembra confermare la spaccatura del Paese, con una schiacciante maggioranza per il Blocco di opposizione, erede del partito delle regioni del deposto presidente Ianukovich, nelle aree del sud-est sotto il controllo (a volte fragile, come avvenuto a Mariupol) di Kiev.

A Kharkiv dovrebbe essere rieletto al primo turno (59,3%) il controverso Ghennadi Kernes, ex alleato di Ianukovich e indagato per sequestro e torture contro attivisti filo europei. A Odessa, citta' russofona sul Mar Nero, è dato in testa con il 47,6% l'attuale sindaco filorusso, Ghennadi Trukhanov, forse costretto al ballottaggio con il filo-occidentale Oleksandr Borovik (30,8%), candidato di Poroshenko.

A Dnipropetrovsk sembra passato al primo turno Boris Filatov, alleato dell'oligarca locale Igor Kolomoiski, ex governatore della regione poi silurato dal presidente.

Poroshenko per ora interpreta i dati in modo ottimistico: "Ringrazio ancora per la scelta responsabile fatta dal popolo ucraino, che ha sostenuto le forze democratiche e le riforme. L'Ucraina non è stata divisa, il tentativo russo di creare una quinta colonna filo russa è fallito".

Ma se l'esito degli exit poll sarà confermato, Poroshenko uscirà indebolito da queste elezioni, con il rischio di rimpasti al governo o di forti spinte per elezioni anticipate, come già profetizza qualche analista.

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