Esteri

Elezioni in Grecia, testa a testa tra Syriza e il nuovo centrodestra

In vista del voto di domenica, le ultime rilevazioni segnalano un testa a testa tra il partito di Tsipras e Nuova Democrazia

È la prima volta che Nuova Democrazia, la formazione di centrodestra greca capeggiata dall’avvocato Vangelis Meimarakis, supera, secondo i sondaggi, Syriza, il partito di sinistra ellenico guidato del primo ministro Alexis Tsipras. Un sorpasso, ancora di pochi decimali di punto, che però segnala quanto sia incerto l'esito del voto anticipato previsto in Grecia per domenica 20 settembre: 27,5% per la destra contro il 27% per la sinistra, uscita dal malconcia dall'esperienza di governo e dalla lunga trattativa terminata con la firma di un nuovo Memorandum che gli scissionisti di Syriza hanno subito bollato come una terribile capitolazione. A provocare il sorpasso, nonostante il grande livello di popolarità di cui tuttora gode Alexis Tsipras in Grecia, sarebbe stato secondo gli analisti lo scontro televisivo che ha opposto il 14 settembre i due principali contendenti alla poltrona di primo ministro, con un Meimarakis che sarebbe apparso come più convincente e moderato del rivale. Né va bene per Unità Popolare, segnalata tra il 2,7% e il 3,5%, il partito di estrema sinistra nato da una costola di Syriza dopo la decisione di Tsipras di defenestrare Varoufakis e firmare un accordo con i creditori contro cui aveva promesso fuoco e fiamme durante la campagna elettorale del dicembre 2014-gennaio 2015.

Tra i partiti che potrebbero, secondo le ultime rilevazioni, superare la soglia di sbarramento del 3% necessaria per entrare in parlamento ci sono anche il Pasok, lo storico partito socialista terremotato dall'ascesa di Syriza e dalle pesanti storiche (cor)responsabilità nell'avese portato il Paese  sull'orlo della bancarotta, e Alba Dorata, la formazione neonazista responsabile di numerose violenze contro migranti e cittadini di sinistra. Entrambi vengono segnalati attorno al 6,5%. Ce la dovrebbero fare anche i il partito comunista Kke - sempre molto critico con Syriza e molto forte tra le organizzazioni sindacali - e la formazione laica di centrosinistra To Potami, entrambi segnalati attorno al 5%.  Va invece malissimo per i Greci Indipendenti, la formazione di destra euroscettica alleata con Syriza in parlamento, il cui leader - Panos Kammenos - ha ricoperto in questi mesi il ruolo di ministro della Difesa. I sondaggi gli attribuirebbero percentuali inferiori al 3%.

Rispetto alle precedenti consultazioni, quando Tsipras sbaragliò i rivali ottenendo il 36%, promettendo di mettere fine alle politiche dell'austerity, non si trattarebbe di un terremoto politico di vaste proporzioni. Il terremoto, sul piano economico ma soprattutto politico, è già avvenuto a inizio anno quando Syriza ha dimostrato di essere riuscita a assorbire la gran parte dei voti provenienti dal Pasok, il partito del padre della patria Papandreu che è stato ritenuto dall'elettorato di sinistra come largamente responsabile dei profondi tagli al welfare e ai pesanti stipendi dei dipendenti pubblici imposti dalla Troika dopo il quasi-crac del 2011, avvenuto dopo la falsificazioni dei conti del bilancio ad opera del premier Karamanlis (Nuova Democrazia) con l'intento di consentire alla Grecia di rientrare all'interno dei parametri finanziari europei.


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