Aspettando l’arrivo di Papa Francesco (terzo Papa a visitare Cuba dopo Giovanni Paolo II nel 1998 e Benedetto XVI nel 2012) a L’Avana gira una barzelletta.

Racconta l’incontro segreto tra Raul, Fidel Castro e Bergoglio. Francesco chiede al presidente di fare qualcosa di importante in occasione della sua visita a favore del popolo cubano. Raoul risponde: «Farò regalare un pollo a ogni cubano». Il Papa obietta: «Speravo qualcosa di più. Non potresti dire a tutti che Dio esiste?». Risponde Raoul: «Non posso perché non esiste». Replica il Papa: «Se è per questo nemmeno a Cuba ci sono 11 milioni di polli».

Mettere fine all’embargo
Una storiella che testimonia il clima di festa e di grande attesa che circonda la visita del pontefice argentino. L’apertura di credito del regime e dei cittadini cubani nei confronti di Bergoglio è enorme. Forse superiore a quella che ha circondato i suoi predecessori. La ragione è comprensibile: Francesco ha favorito la riapertura delle relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti, dopo 54 anni. E ora chiede con forza la fine dell’embargo, che pure gli Usa, alla vigilia di questa visita, hanno annunciato che sarà alleggerito.

L’entusiasmo di Frei Betto, leader della teologia della liberazione
Dal famoso «Cuba si apra al mondo e il mondo si apra a Cuba», pronunciato da Wojtyla nel 1998 a oggi, di strada ne è stata compiuta molta, anche da parte del regime castrista sia nella direzione di alcune timide aperture nella difesa dei diritti umani (3.522 detenuti nelle carceri dell’isola saranno liberati in questi giorni) sia verso le riforme del sistema economico. Ma ora con la riapertura dei rapporti con gli Stati Uniti paradossalmente le preoccupazioni della gente aumentano.

Cuba finirà per tornare ad essere la sala da gioco e il «bordello» degli Stati Uniti? Si fa voce di questi timori Frei Betto, il religioso brasiliano, leader della teologia della liberazione, a Cuba per la visita del Papa: «Ogni anni arrivano a Cuba tre milioni di turisti da tutto il mondo. Con la riapertura delle relazioni diplomatiche con gli Usa si attendono tre milioni di turisti solo dagli Usa. Che effetto avrà questo sull’economia e la vita dell’isola?».

Eusebio Leal: sintonia del Papa con Raul e Fidel Castro
Francesco, che critica con forza la dittatura del consumismo e del capitalismo, agli occhi dei cittadini e del regime cubano è una garanzia. Così come la Chiesa guidata dal cardinale Jaime Lucas Ortega y Alamino, eccezionale testimone di tutte e tre le visite dei papi e grande elettore di Bergoglio all’ultimo Conclave.

«Francesco è un uomo che vive il Vangelo, che lotta per la libertà e per la giustizia. Pensa anzitutto ai poveri e a coloro che soffrono di più. Lui stesso dimostra grande distacco dai bisogni materiali», afferma Eusebio Leal, storico dell’Avana ed esponenti di spicco del dialogo tra i cattolici cubani e il regime castrista. «Bergoglio sta sperimentando in prima persona la difficoltà e il rischio delle riforme nella Chiesa. Ha detto che evangelizzare non è fare proselitismo ma avvicinarsi a Cristo, il Cristo redentore che parla al cuore dei poveri. Perciò il suo messaggio troverà il popolo e il governo cubano molto attenti e in sintonia con lui».

Ma i dissidenti non incontreranno Francesco
Sull’isola c’è anche chi soffre la mancanza di libertà, chi ha pagato con il carcere e con l’emarginazione l’opposizione al regime. Come ricorda Ofelia Acevedo, la moglie del dissidente cattolico Oswaldo Payà morto nel 2012. Ofelia non crede che a uccidere suo marito sia stato un incidente stradale, come recita la versione ufficiale.

Vuole che sia fatta chiarezza su questa morte. E ha scritto al Papa chiedendo di incontrarlo. Secondo il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi, al momento è difficile immaginare che il pontefice incontri i dissidenti cubani e le loro famiglie per non irritare il regime, ma non mancherà di affrontare l’argomento nei colloqui privati con Raoul e Fidel Castro. Tuttavia questo rimane un tema molto delicato e controverso della visita.

Il carcere di Guantanamo
Molti notano che il pontefice lunedì 21 settembre si recherà a Holguin, a pochi chilometri dal carcere di Guantanamo. Si aspettano una parola del Papa anche su questo, addirittura la richiesta della chiusura della prigione americana. Difficile immaginare che Bergoglio si esprima apertamente anche su questo argomento che invece interessa tocca da vicino gli Stati Uniti dove Francesco si recherà il 22 settembre. Sono queste le spine di una visita a Cuba che si preannuncia sì trionfale, ma carica di complessità.

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