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Esteri

La debolezza di Donald Trump nell'attacco sconsiderato alla famiglia Khan

Viola le regole della tolleranza religiosa nell'esercito. Imbarazzo dei vertici repubblicani per le parole contro i genitori di un eroe di guerra

Giorni difficili per Donald Trump. Il candidato repubblicano nel weekend ha subito pesanti critiche per le parole sprezzanti rivolte alla famiglia Khan.

Khizr e Ghazala Khan, citando il sacrificio del proprio figlio in Iraq in un discorso alla Convention democratica la scorsa settimana, avevano ricordato il ruolo importante dei musulmani nella società Usa e avevano chiesto pubblicamente al candidato repubblicano: "Signor Trump, ha mai letto la costituzione?"

Ai Khan, Trump ha pensato bene di rispondere quasi deridendo l'accorato invito dei genitori a considerare la dimensione e la vocazione multirazziale e multireligiosa del paese.

Le uscite di Trump, parzialmente corrette con un paio di tweet che ne rivelano l'imbarazzo, sembrano sempre più degli autogol, dal quale tra l'altro prendono le distanze anche importanti esponenti del partito repubblicano.

Duro, molto duro, per esempio, il senatore John McCain, candidato repubblicano alla Casa Bianca nel 2008, prigioniero di guerra in Vietnam dal 1967 al 1973: "Non sono d'accordo. Mi auguro che gli americani capiscano che i commenti di Trump non rappresentano le posizioni del partito repubblicano. Trump deve dare l'esempio al paese. Anche se il partito gli ha dato la nomination, questa non è accompagnata da una licenza per diffamare coloro che sono fra i migliori".

 

Il sacrificio di Humayun Khan, 27 anni
I Khan hanno perso il figlio nel 2004 in un attacco suicida in Iraq. Il Capitano Humayun Khan, 27 anni, davanti a un'automezzo sospetto aveva fermato gli uomini che comandava, facendoli sdraiare per proteggerli e si era avvicinato per controllare quella che si è poi rivelata un'autobomba che, esplodendo, lo aveva ucciso. Un "patriota americano musulmano, totalmente fedele al nostro paese", aveva detto a Philadelphia Khizr Khan". Se fosse stato per Donald Trump non sarebbe mai potuto crescere e servire gli Stati Uniti, aveva aggiunto.

Davanti a ciò Trump ha pensato bene di insultare i Khan.
Per esempio insinuando che la madre, Ghazala Khan, presente sul palco accanto al marito a Philadelphia, dove però non ha preso la parola, non avrebbe parlato per rendere tributo al figlio morto in servizio per motivi legati al suo credo religioso musulmano. Trump ha anche pensato bene di ricordare di aver fatto sacrifici per gli Stati Uniti paragonabili a quelli del loro figlio, morto in guerra.

La signora Khan ha risposto a Trump in modo chiaro e accorato con un articolo sul Washington Post: Ghazala Khan: Trump criticized my silence. He knows nothing about true sacrifice.

Consapevoli della gravità delle ripetute gaffe, i responsabili della campagna di Trump cercano di correre ai ripari.

Soprattutto si è esposto il candidato vicepresidente, Mike Pence, che ha pubblicato un comunicato domenica notte nel quale sottolinea che lui e Donald Trump credono che il Capitano Khan sia un eroe americano e che tutti gli americano dovrebbero essere grati alla sua famiglia.
Ovviamente, secondo Pence, la colpa di tutto è di Obama e Hillary Clinton che hanno lasciato che il Medio Oriente, una volta stabile, finisse nelle mani dello Stato islamico (che nel 2004 alla presidenza ci fosse Bush jr. e che l'Isis non esistesse nemmeno, non sono fatti che Pence non sembra considerare).
Il rimedio per Pence sta ovviamente nel fermare l'immigrazione dai paesi compromessi dal terrorismo, ricostruire l'esercito e sconfiggere l'Isis, rafforzare gli Stati Uniti sullo scacchiere mondiale, in modo da ridurre le probabilità che altre tragedie come quelle della famiglia Khan si possano ripetere.

Anche altri compagni di partito di Trump cercano di prendere le distanze. In particolare, evidente l'imbarazzo di Paul Ryan, Speaker della Camera dei Rappresentanti e del senatore Mitch McConnell, che intendono differenziarsi in ogni modo ma non arrivano però alla critica aperta ed esplicita.

Il New York Times di lunedì in prima pagina sottolinea come questa sia una delle peggiori crisi della campagna di Trump, paragonabile a l'incidente di giugno, quando disse che il giudice federale Gonzalo P. Curiel era inadatto al ruolo perché non poteva essere imparziale, viste le sue origini messicane. Attaccando la famiglia di un militare morto in guerra e usando in modo volgare gli stereotipi etnici, Trump ha ancora una volta violato le regole fondamentali della politica americana, che deve interagire con un paese enorme, di 350 milioni di persone nel quale le questioni razziali, etniche e religiose vengono sempre trattate con grande equilibrio e attenzione.

Le controversie relative alla tolleranza religiosa, soprattutto dentro l'esercito, sono considerate molto delicate negli Stati Uniti. Le ultime affermazioni di Trump hanno tra l'altro ricordato le proposte di impedire l'immigrazione musulmana nel paese e al contempo addirittura il sarcasmo con il quale ha commentato la prigionia di McCain in Vietnam.

Tutto ciò aumenta la pressione sull'establishment repubblicano, costretto a scegliere fra la difesa a tutti i costi e il rischio di rompere pubblicamente con il candidato ufficiale alla Casa Bianca del loro partito.

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