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Esteri

Così batteremo l'Isis in Iraq

Ottimisti John Kerry e i vertici dell'esercito purgato dei generali responsabili del disastro dell'estate. Molto più complicata la situazione in Siria

John Kerry, il segretario di Stato di Obama non ha dubbi: le forze armate irachene sono pronte a un massiccio attacco alle roccaforti dell'Isis che porterà risultati nel giro di qualche mese: riconquisteranno le vasti parti di territorio caduto nelle mani dei jihadisti nel nord del Paese a partire da giugno, ha detto Kerry.

È l'effetto, anche psicologico della riconquista nei giorni scorsi della città e della raffineria di Baiji, 200 chilometri a nord di Baghdad. E ora l'esercito iracheno si sta preparando a lanciare una nuova offensiva per strappare al controllo dell'Isis anche Tikrit, la città natale di Saddam Hussein.

Un colonnello delle forze speciali della polizia, che ha voluto mantenere l'anonimato, ha sottolineato che la riconquista di Baiji ha "una speciale importanza militare e strategica", poiché la raffineria e la vicina città sono sulla strada tra Mosul e Tikrit e quindi sarà possibile tagliare la principale linea di rifornimento dello Stato islamico.

Il morale delle truppe

A questo va aggiunto l'effetto positivo sul morale delle truppe del più importante successo strategico ottenuto negli ultimi cinque mesi, dopo la fulminea offensiva con cui l'Isis, all'inizio dell'estate, si è impadronito tra l'altro delle stesse Mosul e Tikrit.

Nei giorni scorsi il governo del primo ministro Haidar al Abadi ha proceduto a una vasta purga ai vertici delle forze armate, che davanti all'avanzata dell'Isis si era sfaldato.

Il sostegno dei volontari

Sono molti gli osservatori a Baghdad che sottolineano la coincidenza tra questa ondata di sostituzioni e i nuovi successi sul terreno, che negli ultimi giorni hanno portato ad un'avanzata dell'esercito anche nella provincia di Diyala, a nord-est della capitale, grazie anche all'appoggio delle milizie di volontari sciite e dei clan tribali armati sunniti schieratisi con il governo.

 
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Falluja continua a essere dell'Isis

Ma i jihadisti rimangono una seria minaccia nella provincia di Al Anbar, dove continuano tra l'altro ad occupare la città di Falluja, a soli 60 chilometri da Baghdad. Il ministero della Difesa ha reso noto di avere inviato ingenti rinforzi e armi pesanti, tra cui carri armati, nelle provincia di Salahuddin, di cui Tikrit è il capoluogo, in vista della controffensiva.

La Siria più complicata

"Le forze dell'Isis - ha affermato da parte sua Kerry - hanno perso lo slancio. L'esercito iracheno è pronte ad attaccarlo in mesi, non anni". La situazione, tuttavia, rimane ben più difficile in Siria, in preda a un conflitto civile che sembra non avere fine. Anche se lo stesso segretario di Stato ha voluto inviare un messaggio di ottimismo dopo l'uccisione del terzo ostaggio americano, Peter Kassig: "Non siamo intimiditi, e li sconfiggeremo".

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