Anche della capitale Pyongyang, uno dei pochi luoghi della Corea del Nord accessibile allo sguardo di fotografi e giornalisti, possiamo osservare solamente ciò che il regime del "leader supremo" Kim Jong-un desidera sia visto. Notoriamente, nella "Repubblica Popolare Democratica di Corea", lo Stato più chiuso e isolato del pianeta, non c'è infatti nemmeno la parvenza della libertà di stampa.

Una visione controllata
Nello Stato nordcoreano, una dittatura monocratica ereditaria di stampo comunista, che in queste settimane minaccia con crescente insistenza un attacco nucleare, l'intero settore mediatico è sotto il controllo governativo e la maggior parte dei cittadini del Paese non ha accesso a internet e alla stampa straniera.

La presenza dei reporter stranieri è fortemente limitata e i pochi giornalisti d'oltreconfine autorizzati, come ogni visitatore straniero, sono costantemente accompagnati da sorveglianti - ufficialmente "guide turistiche governative" - che esercitano un controllo totale sui loro movimenti. 

Come mostrano le fotografie di questa gallery, scattate nell'ultimo anno, la principale e più popolosa città del Paese compare sempre ordinata e pulita, sfondo perfetto per le scenografie delle manifestazioni propagandistiche sempre all'ordine del giorno. Nessuna traccia di miseria o degrado. Della vasta area rurale della penisola, delle campagne abitate dalla popolazione più povera esistono poche immagini. 


Il nuovo quartiere "del sole che sorge"

Non ha fatto eccezione la recente inaugurazione di Ryomyong Street ("strada del sole che sorge"), un nuovo quartiere residenziale centrale, fatto di una trentina di moderni e coloratissimi grattacieli costruiti in meno di un anno. Come ha raccontato Saša Petricic della canadese CBC, i giornalisti accreditati alla cerimonia sono stati sottoposti a lunghi controlli di sicurezza.

Nell'ambito delle celebrazioni per il 105° anniversario di nascita di Kim Il-sung, è stato presentato in pompa magna, con tanto di coreografica presenza di folla festante, lancio di palloncini in cielo e taglio del nastro da parte del dittatore in persona.


Architettura stalinista
Gravemente danneggiata durante la Guerra di Corea (1950-1953), sia a causa dell'occupazione delle forze sudcoreane, sia per i bombardamenti aerei dell'ONU, Pyongyang - il cui nome significa letteralmente "Terra piana" - è stata ricostruita alla fine del conflitto soprattutto grazie agli aiuti sovietici, come molti dei suoi edifici mostrano chiaramente, per l'evidente influenza dell'architettura stalinista.

Il Juche di Kim-il Sung
I principali elementi architettonici della capitale realizzati negli anni seguenti sono fortemente legati all'ideologia ufficiale dello Stato, il Juche (in genere tradotto come "autosufficienza"). Questo amalgama di autarchia, patriottismo, tradizionalismo coreano e marxismo-leninismo è una dottrina formulata da Kim Il-sung, deceduto l'8 luglio del 1994 e nonno dell'attuale "leader supremo" Kim Jong-un. Il culto della personalità del "presidente eterno" e dei suoi successori disegna a sua volta il paesaggio urbano, con l'onnipresenza di ritratti e di statue bronzee della dinastia dittatoriale. 

(pubblicato ilo 20 aprile e aggiornato il 6 luglio 2017)

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