Il ministero della Difesa giapponese ha confermato che uno dei due missili lanciati ieri dalla Corea del Nord è atterrato nelle acque territoriali del Giappone, a 250 km a ovest della penisola di Oga, nella prefettura di Akita, dopo aver sorvolato il mar del Giappone per circa 1.000 km.

Se accertato, sarebbe la prima volta dal 1998 che un razzo raggiunge le acque territoriali dell'arcipelago giapponese.

Missili a medio raggio

L'agenzia sud coreana Yonhap, citando una fonte militare, ha indicato che si tratta di un missile a medio raggio del tipo Rodong con una gittata di 1.300 km, consentendo eventualmente al razzo di raggiungere le coste nipponiche. Il primo razzo sarebbe esploso subito dopo il lancio.

In un comunicato il governo di Tokyo ha espresso una forte protesta nei confronti del regime di Pyongyang, ribadendo come l'azione sia contraria alle risoluzioni delle Nazioni Unite e rappresenta un'azione azzardata dal punto di vista della sicurezza di volo per le flotte commerciali.

Gli altri lanci

Quest'ultimo atto fa parte di una serie di azioni intraprese dalla Corea del Nord da inizio anno: il precedente lancio di 3 razzi era avvenuto il 19 luglio, e aveva dato forti motivi di preoccupazione alla Corea del Sud e al Giappone. I

Minaccia "grave e imminente"

Il Giappone ha definito, nel suo rapporto annuale sulla Difesa, lo sviluppo nucleare e missilistico della Corea del Nord "una minaccia grave e imminente" alla regione e alla sicurezza internazionale, e ha criticato la crescente pressione militare della Cina. Il rapporto, approvato ieri, giunge mentre il governo del primo ministro Shinzo Abe spinge per far assumere al Giappone un maggiore ruolo internazionale a livello militare.

Armi nucleari

Vi si parla dei progressi tecnologici raggiunti dalla Corea del Nord nei recenti test nucleari, e vi si afferma che Pyongyang potrebbe avere raggiunto la capacità di miniaturizzare armi nucleari e di produrre testate. Il rapporto definisce poi una "provocazione" le manovre cinesi nel mar cinese meridionale, sollecitando Pechino ad accettare la proposta di un arbitrato internazionale. Vi si afferma, infine, che l'escalation militare cinese nel mar della Cina orientale ha costretto il Giappone a rivedere i suoi piani difensivi oltre 570 volte lo scorso anno. 

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