Esteri

Corea del Nord: la guerra delle parole grosse tra Kim Yong-un e Trump

Mentre la diplomazia è al lavoro, Pyongyang minaccia di "cancellare i provocatori dalla faccia della terra". Trump: "Non siamo stati sufficientemente duri"

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Un cartello di un manifestante contro la tensione Usa-Corea del nord a Washington - 10 agosto 2017 – Credits: Win McNamee/Getty Images

È un gran caos quello che si sta creando intorno alla tensione tra Stati Uniti d'America e Corea del Nord con un presidente americano sempre più solo nelle sue esternazioni bellicose e belligeranti e un dittatore che da Pyongyang continua a minacciare l'imminacciabile: "Cancelleremo dalla faccia della terra senza alcuna pietà i provocatori che fanno tentativi disperati di soffocare il Paese socialista" ha detto nelle ultime ore, aggiungendo che "gli Usa soffriranno una vergognosa sconfitta e un destino tragico e definitivo se persisteranno nelle loro avventure militari, sanzioni e pressioni".

Le parole di Trump

A meno di 24 ore dall'ultima minaccia nordcoreana di lanciare (a metà agosto) missili nelle acque dell'isola americana di Guam (3.400 km da Pyongyang), il Presidente Trump incurante dei tentativi sia del suo staff sia delle potenze vicine (Cina, Corea del Sud e Giappone) di calmierare i toni verso un percorso di pacificazione diplomatica, continua ad acuire la tensione mostrando i muscoli: "È giunto il momento che qualcuno combatta e difenda il popolo di questo Paese e i popoli di altri Paesi. Per cui forse la mia dichiarazione sul fuoco e fiamme non è stata sufficientemente dura" ha commentato dal golf club dove si trova in vacanza in New Jersey.

E ancora: "Sarà meglio che la Corea del Nord inizi a mettere la testa a posto perchè in caso contrario si troveranno nei guai così come non è mai successo neanche a poche nazioni nel mondo".

E sulla possibilità di un attacco preventivo Usa contro Pyongyang ha detto: "Non parliamo di questo. Non lo facciamo mai. Vedremo cosa accadrà".

La mediazione difficile

A tentare la mediazione il segretario alla Difesa Usa James Mattis: "Il nostro sforzo è condotto dalla diplomazia, sta raggiungendo risultati diplomatici e voglio restare in questa dinamica" ha dichiarato ieri.

Un lavoro difficile soprattutto perché tenere sotto controllo il presidente americano sembra essere un'impresa quasi impossibile. E perché dall'altra parte del pianeta c'è un dittatore che ha dimostrato più volte di essere capace di vere follie.

Ma il si incondizionato anche di Cina e Russia alle sanzioni imposte a Pyongyang così come gli appelli di Giappone e Corea del Sud alla calma, sembrano aver messo d'accordo potenze fino a ieri in contrasto, sulla necessità di rimettere ordine nell'area del Pacifico.

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