Esteri

Corea del Nord: così Kim Yong-un vuole attaccare Guam

Entro metà agosto 4 missili nelle acque del Pacifico per colpire marina e aeronautica Usa. La reazione del Giappone: "Pronti all'autodifesa collettiva"

Guam

La base navale Usa nel porto di Guam – Credits: ANSA/ EPA/US NAVAL BASE GUAM/JEFFREY LANDIS

Quelle parole pronunciate senza pensare e senza capirne la pesantezza e la portata ora rischiano di essere un problema. Grosso.

Le minacce del Presidente Donald Trump di scatenare "fuoco e fiamme" contro la Corea del Nord in caso di ulteriori minacce belligeranti oltre ad aver lasciato a bocca aperta i suoi stessi collaboratori (come spiegato dal New York Times) non sono state prese bene dall'altra parte del mondo. "Un mucchio di sciocchezze", le ha definite Pyongyang che ha aggiunto: "solo la forza assoluta" può funzionare con qualcuno "privo di ragione" come il presidente Usa.

Le minacce su Guam

È così che, nonostante l'intervento del capo del Pentagono James Mattis che ha invitato Pyongyang a smetterla con "azioni che potrebbero portare a una fine del suo regime e alla distruzione della sua gente", il governo di Kim Yong-un ha annunciato che a metà agosto lancerà dei missili dimostrativi nelle acque di Guam, l'isola americana del Pacifico vicina alla penisola coreana.

 

Di che missili si tratta

Si tratta di 4 missili a raggio intermedio Hwasong-12 per colpire gli asset strategici di Marina e Aeronautica americane. Il piano riassunto dal generale Kim Rak-gyom, a capo dell'unità balistica speciale, prevede la sua completa definizione per metà agosto, con l'esecuzione in ogni momento su ordine del leader Kim Jong-un.

Secondo quanto spiegato dall'ANSA, il dispaccio in inglese della Kcna traccia la rotta dei missili che attraverseranno il cielo delle prefetture giapponesi di Shimane, Hiroshima e Koichi per coprire la traiettoria verso sud di "3.356,7 chilometri in 1.065 secondi (quasi 18 minuti) prima di atterrare nei 30-40 km da Guam".

La soluzione diplomatica

Il capo del Pentagono americano Mattis ha assicurato che gli Usa stanno comunque "lavorando a una soluzione diplomatica" convinti che Pyongyang "perderebbe" ogni tipo di guerra. Anche segretario di Stato Rex Tillerson, ha voluto tranquillizzare gli americani dicendo che possono "dormire sonni tranquilli" accennando alla possibilità di un accordo basato su 4 punti: nessun piano per destituire il leader Kim Jong-un, favorire il collasso del regime, accelerare le azioni di riunificazione della penisola coreana e inviare truppe Usa sopra il 38/mo parallelo.

La Cina, alleato storico ma sempre piu' critico verso Pyongyang e centrale nelle trattative diplomatiche, ha emesso una dal ministero degli Esteri: "Ci auguriamo che tutte le parti rilevanti parlino con cautela e si muovano con prudenza, evitando di provocarsi a vicenda e un'ulteriore escalation della tensione, battendosi per il ritorno quanto prima possibile al corretto binario del dialogo e dei negoziati".

Il Giappone invece, ha invitato Pyongyang a esercitare autocontrollo e ha poi chiaramente detto di essere in condizione di intercettare e abbattere i missili della Corea del Nord eventualmente diretti verso Guam: lo ha detto in parlamento il neo ministro della Difesa Itsunori Onodera. Tokyo, ha assicurato il portavoce del governo Yoshihide Suga, terrà la massima vigilanza sulla vicenda perchè "non possiamo tollerare un così chiaro atto provocatorio per la sicurezza della regione e della comunità internazionale, incluso il nostro Paese".

Ma la difesa del Giappone non è solo da Pyongyang. Onodera ha osservato che l'attacco al territorio americano di Guam romperebbe anche la carica della deterrenza Usa nei confronti di azioni ostili verso il Giappone. Uno scenario di gravità ed emergenza che metterebbe a rischio l'esistenza stessa della nazione nipponica: per questo, Tokyo potrebbe esercitare il diritto di "autodifesa collettiva" nella interpretazione sposata dal parlamento pochi anni fa, mettendo in campo i sistemi antimissile Aegis. Quindi, la reazione non solo per un atto contro il Giappone, ma anche verso un alleato.

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