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Esteri

Come vota davvero il M5S a Strasburgo

La scoperta di Votewatch: gli europarlamentari grillini hanno molte più affinità con la Sinistra europea e i Verdi che con Farage. Eppure...

Archiviato il triplo salto mortale carpiato imposto da Grillo a Strasburgo, con andata e ritorno a testa bassa nel gruppo euroscettico di Nick Farage, la compagine europea del M5S affronta la sua prima grave crisi interna in Europa, tra i crescenti mugugni della base e le prime pesanti defezioni:  Marco Affronte e Marco Zanni, già passati al gruppo dei Verdi e al gruppo della Lega e del Fronte nazionale, e Dario TamburranoDaniela Aiuto, di cui si vocifera un prossimo passaggio - per ora smentito sui social - tra gli ambientalisti.

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Perdere due o forse quattro eurodeputati, su un numero complessivo di diciassette che erano stati eletti nel 2013, significa perdere di colpo un grande potere contrattuale, quasi non fosse stata sufficiente la «figuraccia» che ha costretto Grillo a tornare su suoi passi e a chiedere col cappello in mano a Lord Farage - con il solo intento di non perdere denari e ruoli chiave nelle commissioni - di essere riaccolto nel suo gruppo. È stato, davvero, un controcapolavoro politico del duo Grillo-Casaleggio jr sul quale circola in rete - a proposito di narrazioni e propaganda - una vignetta feroce e di chiarezza cristallina.

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Gaffe e autogoal a parte, la domanda che può interessare gli elettori italiani riguarda la cultura politica dominante degli europarlamentari grillini, a quale gruppo europeo cioé siano  più affini quando finisce la ricreazione e i 17 magnifici ragazzi sono stati chiamati a esprimere il loro voto. 

Non mancano, anche in questo, le sorprese, a dimostrazione del tratto  imprevedibile ed eterogeneo della base e dei vertici grillini. I dati su come abbiano votato dal 2013 gli eurodeputati del M5S sono stati raccolti da Votewatch, un sito che monitora da anni le votazioni del 751 eurodeputati presenti a Strasburgo. C'è un grafico che sintetizza alla perfezione come abbiano votato in questi tre anni gli europarlamentari di Grillo, un grafico che fa emergere, più di qualsiasi analisi, il carattere tattico (e opportunistico)  dell'alleanza con il gruppo euroscettico di Farage.

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Nel 74,2 per cento dei casi, dunque, il gruppo grillino ha votato come la Sinistra europea (Gue) e al 72,9 per cento come i Verdi, mentre solo al 27,1 per cento come gli alleati della prima ora dell’Ukip. Paradossalmente ci sono molte più affinità tra i pentastellati e i liberali Alde (50,3 per cento) che con gli uomini di Nick Farage.

Con il gruppo del leader inglese - ad andare più in profondità - le differenze politiche sono anzi strategiche (a dispetto della comune appartenenza al gruppo di EFDD) e riguardano temi centrali del dibattito europeo: dalla lotta coordinata al terrorismo (tema sul quale l'UKIP, a differenza del M5S, ha sempre contrastato qualsiasi decreto che favorisca, per esempio, la creazione di un database comune dei passeggeri sui voli europei) fino alle questioni della politica estera in Medioriente, dove - dalla guerra all'Isis fino al conflitto israelo-palestinese - M5S e Farage hanno quasi sempre votato in modo opposto. Paleo-anti imperialisti gli uni (i grillini), paleo-filoamericani gli altri (i faragisti). Ma anche sui temi dell'identità di genere e della lotta contro le discriminazioni emergono tutte le differenze tra i due partiti. Matrimonio di interesse, di denari e di poltrone (destinate soltanto ai partiti iscritti in qualche gruppo), con l'Ukip, come con l'Alde. Il resto sono chiacchiere e gaffe. 

 

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