L'Europa sposa la causa di Raif Badawi. È al blogger saudita accusato di aver insultato i valori islamici - e condannato dai giudici di Riad a morte lenta con mille frustate, dieci anni di prigione e ad una multa di 266mila dollari - che il Parlamento europeo ha assegnato il Premio Sakharov, il "Nobel" europeo creato nel 1988 per gli eroi dei diritti umani e della libertà di espressione.

Gli altri premiati

Il nome di Badawi entra in un albo aperto da Nelson Mandela e che conta le madri di Plaza de Mayo argentine (1992), le Damas de Blanco cubane (2005), il dissidente cinese Hu Jia (2008), gli iraniani Jafar Panahi e Nasrin Sotoudeh (2012), la pakistana Malala Yousafzai che ha sfidato i talebani (2013) ed il medico congolese Denis Mugwege premiato lo scorso anno. I capigruppo hanno scelto Badawi, mentre gli altri finalisti erano l'opposizione democratica anti-Chavez in Venezuela rappresentata da Mesa de la Unidad Democratica ed il dissidente russo Boris Nemtsov, ucciso lo scorso febbraio.

La condanna

Raif a gennaio ha compiuto 31 anni. E davanti a centinaia di spettatori gli sono state inflitte le prime 50 frustate di una crudele sentenza che prevede altre 19 sessioni da 50, una ogni sei mesi. Badawi è miracolosamente sopravvissuto. E dopo le proteste del mondo occidentale, la Corte suprema ha rinviato la seconda sessione. Da Amnesty International a Human Rights Watch, unanime la condanna per la persecuzione di un uomo la cui "unica colpa è promuovere un dibattito pacifico". Ma Badawi è in pericolo di vita. E persino il suo avvocato difensore, Waleed Abulkhair, è stato condannato a 15 anni di prigione.

La richiesta di grazia

Quella delle frustate è "la più brutale delle condanne, una vera tortura", secondo il presidente del Parlamento Martin Schulz, che ha annunciato il nome del vincitore, salutato dalla standing ovation dell'emiciclo. "Faccio appello al re dell'Arabia Saudita perché conceda la grazia", lo liberi "immediatamente" e gli permetta di essere a dicembre a Strasburgo per ricevere di persona il premio. I rapporti della Ue con i partner sono regolati dal rispetto dei diritti umani, ha ricordato Schulz. Raif è però considerato un nemico mortale per la monarchia saudita. E quella sedia al centro dell'aula di Strasburgo in cui ha parlato anche papa Francesco resterà probabilmente vuota.

Il dissenso

Creatore del sito Free Saudi Liberals, una piattaforma di discussione politica e religiosa, Badawi già nel 2008 è stato condannato per la prima volta per apostasia, accusato tra l'altro di aver rivelato che l'Università islamica Imam Muhammed ibn Saud era in realtà un'incubatrice di terroristi. Sposato con Ensaf Haidar e padre di tre figli, Raif non si è fatto intimidire. Durante una delle udienze ha dichiarato: "Sono musulmano, ma ognuno ha il diritto di scegliere se credere o non credere". Il 17 giugno 2012 Raif è stato nuovamente arrestato. E dopo una serie di minacce di morte Ensaf è fuggita in Canada con i figli, dove ha ottenuto l'asilo politico a Montreal. Il 30 luglio 2013 Badawi è stato condannato a sette anni di prigione e 700 frustate. Pena rincarata a 1.000 colpi e dieci anni di prigione in sede di appello l'anno successivo. Ora l'Ue cerca di salvargli almeno la vita.(ANSA).

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