A quattro giorni dall'attentato terroristico sulla Promenade des anglais, le autorità francesi non hanno ancora diramato la lista ufficiale delle 84 vittime. Ma nella notte tra il 18 e il 19 luglio hanno confermato che i cinque italiani, di cui non si avevano più notizie, sono morti: si tratta di Carla Gaveglio, di 48 anni, di Piasco (Cuneo); dei coniugi Angelo D'Agostino (71) e Gianna Muset (68), di Voghera (Pavia); e dei loro amici Mario Casati (90) e Maria Grazia Ascoli (77), milanesi.

Parenti e amici hanno setacciato l'ospedale Pasteur, dove sono ricoverati i feriti, ma senza trovarne traccia. L'ultima speranza era legata alla Rianimazione, dove c'è ancora una persona non identificata, ma è un ventenne. Niente anche negli altri ospedali della Costa Azzurra. Il cerchio si è stretto fatalmente.

Marinella
Si è risolta nel migliore dei modi invece l'angoscia per la sorte di Marinella. Dispersa durante i minuti terribili sulla Promenade des Anglais. Sono stati due anelli a mettere la parola fine all'angoscia di Andrea Avagnina, consigliere comunale a San Michele di Mondovì, rimasto ferito nell'attentato e marito della donna.
Marinella è viva, ricoverata nel reparto di rianimazione dell'ospedale Pasteur, il volto sfigurato e un sonno indotto, ma viva.

E si è risolto anche il dramma della famiglia italo-canadese Sermoneta, Salvatore, Wioletta e la figlioletta Siead. Di loro, fino a domenica mattina nessuna traccia, poi sono stati ritrovati, vivi a Londra.

Una gioia in più e un numero in meno sull'elenco di nomi che instancabilmente gli uomini dell'Unità di crisi della Farnesina, con il console generale italiano a Nizza, Serena Lippi stanno confrontando ormai da 72 ore.

I funzionari del Consolato e dell'Unità di crisi della Farnesina ripetono all'unisono che si parla di persone "non rintracciate", anche se i loro sguardi stanchi per lo stress e le poche ore di sonno dicono altro. E la macabra lista potrebbe allungarsi con qualche altro nome. "A Nizza vivono tanti italiani, molti anziani, alcuni non hanno figli nè parenti prossimi che potevano segnalare la scomparsa", spiegano al consolato.

Mentre la Farnesina in serata ha fatto sapere che sono "una decina" i connazionali coinvolti tra "irreperibili" e feriti, in attesa di informazioni ufficiali. In rue Gubernatis, dietro place Massena, c'è il Centro di accoglienza dei parenti delle vittime. Qui i medici prelevano il Dna utile al riconoscimento dei corpi e gli psicologi offrono un primo sostegno. Massimiliano D'Agostino è venuto a cercare il padre: è partito da Voghera per trovare delle risposte, non le ha ancora avute. "Dobbiamo aspettare, dobbiamo solo aspettare", aggiunge una parente.

C'è rabbia invece nelle parole di Piero Massadri, marito di Carla Gaveglio e padre di Matilde, 14 anni, ricoverata per fratture e lesioni: "Mia figlia è sotto choc, mentre di mia moglie non so nulla. Nessuno ci dice dove sono le persone non ancora identificate. Abbiamo dato le sue fotografie all'Unita' di crisi ma finora non c'e' stato alcun risultato". I parenti di Mario Casati e Graziella Ascoli arriveranno a Nizza nelle prossime ore.

Il viale del lutto

Promenade des Anglais come boulevard du deuil, il viale del lutto. Lo si avverte nelle urla strazianti del padre maghrebino che viene informato della morte del figlio, nelle lacrime dell'anziana signora turca che ha perso il marito, lacrime che corrono nel piazzale antistante l'ospedale Pasteur.

Da una parte i vivi, feriti ma vivi, dall'altra parte i morti che ancora devono avere un nome. E tutte le volte che un parente esce dal grande pallone di mattoni, dove lavorano gli psicologi inviati dall'Unità di crisi del ministero dell'Interno francese, sono grida disperate, che hanno lunghe eco.

Tra le lacrime ci sono quelle terribili di Alya: è stata salvata dal nonno, Gaetano Moscato, 71 anni e una gamba amputata dopo l'urto con il tir guidato da Mohamad Bouhel.
Ha difeso Alya con il proprio corpo. E lei non vuole ricordare la sera dell'orrore, si copre le orecchie con le mani e si mette a piangere disperata.
"Portami via", dice alla madre Silvia. E lei l'abbraccia e se la porta lontano. Alya non dimenticherà: scuote il capo ma quel ricordo non riesce proprio a scrollarlo via.

Intanto in ospedale i medici continuano i prelievi e i confronti con i dna dei parenti che, in fila, aspettano il loro turno. Una procedura che non porta errori ma che prolunga l'agonia di chi aspetta. Ci si conta, ci si cerca. L'elenco del consolato si allunga e si accorcia, si allungano e si accorciano speranze. A sera sono ancora tutti numeri imperfetti.
(ANSA)

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