Prima i colori e le luci dei fuochi d'artificio illuminano il cielo di Nizza, poi un camion piomba sulla folla e l'asfalto della Promenade des Anglais si macchia di sangue.

A Nizza ieri sera c'era Piero Bianculli, 37 anni, un musicista italiano che è cresciuto nella città francese e il 14 luglio si trovava sul balcone della casa del padre, che dà direttamente sulla spiaggia, per festeggiare l'anniversario della presa della Bastiglia. Guardava i fuochi d'artificio quando il camion ha iniziato il suo zig zag sulla gente, lasciando a terra decine di corpi come birilli abbattuti. "Abbiamo visto improvvisamente la gente correre e urlare e abbiamo pensato che fosse un falso allarme o una sorta di scherzo, ma quando ho guardato meglio ho visto dei corpi volare in aria, e le persone gettate a terra non rialzarsi", ha dichiarato a un giornalista del Guardian. "Ho preso il binocolo e ho guardato tutta la strada fino al lungomare e ho visto i cadaveri che giacevano sparsi, alcuni corpi sanguinanti. Una scia di sangue attraversava la strada da una parte all'altra. Poi la polizia ha cominciato a correre per la scena e abbiamo sentito dei colpi di pistola".

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"Ero ai fuochi, per fortuna me ne sono andato pochi minuti prima del disastro" ha scritto Sergio Cotti, giornalista che da qualche tempo gestisce un ristorante proprio nella cittadina della Costa Azzurra e che ieri sera ha attivato il Facebook safe check per avvisare i parenti a Bergamo, gli amici e i conoscenti di non essere stato coinvolto nell'attentato terroristico. Cotti ha partecipato alle celebrazioni del 14 luglio insieme ad altre migliaia di persone proprio sulla Promenade des Anglais, poi teatro della tragedia. È tornato a casa pochi minuti prima che il camion forzasse il blocco pedonale. "La promenade era tutta pedonale in quel momento - racconta -. Avrà forzato l'unico blocco che c'era, poi ha trovato solo gente in strada".

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"È stato un eroe, ha salvato dei bambini e delle altre persone che erano state travolte e calpestate dalla folla terrorizzata in fuga": è la testimonianza di Norberto, receptionist dell'hotel Ambassador, a pochi passi dalla Promenade des Anglais. Ieri sera era a cena con un'amica ungherese in un ristorante a circa 300 metri dal luogo dove è stato bloccato e ucciso il terrorista sul furgone. "Il proprietario del ristorante, un giovane armeno, - racconta - ci ha presi nel dehor e ci ha trascinati all'interno del locale. Pochi minuti dopo che si sono uditi vari colpi di arma da fuoco centinaia di persone si sono rifugiate nella stretta Rue Commandant Raffali e hanno iniziato a correre disperatamente, travolgendo tutto e tutti. Alcuni di loro, tra cui dei bambini, sono caduti e sono stati calpestati, riportando ferite. È stato in quel momento che il ristoratore ha riaperto la porta, li ha presi e trascinati dentro, probabilmente salvando loro la vita", aggiunge Norberto. I clienti del piccolo ristorante sono rimasti bloccati per circa un'ora all'interno del locale prima che la polizia desse loro il via libera per lasciare la zona. "È stato terribile - conclude Norberto - ma poteva andare anche peggio senza lo spirito di persone come questo giovane ristoratore".

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Un gruppo di ragazzi italiani che si trovavano in riva al mare per godersi la festa hanno ancora negli occhi la scena: "Abbiamo visto quel camion piombare sulla folla e la faccia dell’uomo al volante. Aveva gli occhi di fuori. Poi i corpi sono volati in aria e la polizia ha iniziato a sparare. Ci siamo ritrovati dentro un incubo, avevamo paura. E non finiva mai", riposta Repubblica.it.

Anna, un'altra connazionale dice al Bild di aver sentito "diversi spari", poi il camion ha cominciato a falciare la folla. Ho visto decine di persone travolte".

Thomas Russo, che sulla promenade ha un ristorante, racconta: "In meno di 30 secondi decine di persone si sono accalcate in preda al panico nel mio locale. Non ho più una sedia né un tavolo. La gente rischiava di restare schiacciata all’interno".

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Un altro testimone di quell'inferno ha dichiarato alla BFM TV francese di aver visto l'intero attacco dall'inizio alla fine, e che inizialmente aveva pensato che il conducente avesse perso il controllo. "L'autista del camion si è fermato proprio davanti a me dopo aver travolto un sacco di gente. Insieme ad un ragazzo in strada ho cercato di parlare all'uomo alla guida e di farlo smettere. Sembrava nervoso. Aveva investito una ragazza e il ragazzo accanto a me l'ha tirata via da sotto il mezzo. Quando il killer ha iniziato a sparare la polizia lo ha colpito e ucciso".

Su La Stampa una nonna racconta "I bambini sono terrorizzati, sconvolti avevamo appena abbandonato la Promenade quand’è scoppiato l’inferno. Ci siamo trovate in mezzo a migliaia di persone che urlavano, correvano, scappavano. Ci siamo rifugiate nelle aiuole con i bambini, ci siamo nascoste nei cespugli, tutti urlavano: un attentato, è un attentato".

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Annie-France Innocenti, è una delle tanti sopravvissuti alla strage di Nizza. Lei vive tra Brescia e la Francia ed è nata nella città devastata dal camion-assassino lungo la promenade des Anglais. "In quasi 60 anni non ha mai visto così Nizza. Stamattina sembra una città in cui c'è stato un attacco nucleare. Rispetto a com'è normalmente il weekend del 14 luglio, il centro è deserto. Mai vista una cosa simile". Doveva esserci anche lei la sera del 14 luglio a festeggiare la presa della Bastiglia. Poi era stanca e ha preferito invitare gli amici a casa per una pastasciutta. A Nizza abita a 800 metri dall'attentato e stamattina ha cercato di avvicinarsi al luogo dell'attentato: "La zona è transennata. Ho visto turisti lasciare gli alberghi, spiagge vuote. Molti negozi sono chiusi, comprese le Galeries Lafayette, e in quelli aperti si entra solo dopo essere stati perquisiti dalla polizia. C'è un clima di sgomento e grande tristezza". E ammette: "Un attentato me l'aspettavo, Nizza è diventata una città multietnica e difficile da gestire".

E ancora: "Ho visto persone cadere sotto ai miei occhi. Spari, urla, gente che scappava. È stato terribile". Giulia Goio, 16 anni, di Rovasenda (Vercelli), era in gita a Nizza con altri dieci compagni dell'istituto Don Bosco di Borgomanero (Novara). Ieri sera ha visto dietro di sè il tir lanciato tra la folla sulla Promenade des Anglais. "Erano appena finiti i fuochi, c'era tantissima gente - racconta -. Ho sentito le urla, mi sono girata e ho visto gente cadere a terra travolta dal camion. Abbiamo anche sentito moltissimi spari. Eravamo spaventatissimi, ci siamo messi a correre verso l'albergo dove siamo ospitati e ci siamo chiusi dentro". Giulia, appena ne ha avuto la possibilità, ha chiamato la mamma Aba, che abita a Rovasenda, per tranquillizzarla. "Oggi pomeriggio alle 14 abbiamo il treno di ritorno. Stamattina siamo usciti verso le nove, c'era un'atmosfera stranissima, in giro non c'era nessuno. Nizza è una citta' deserta".

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