Esteri

Amira, Shamina e Kadiza: lo choc della scuola inglese

Sgomento e incredulità: le reazioni di genitori e compagni dell'istituto frequentato dalle tre teen britanniche arruolate con l'Isis

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Shamina Begum Kazida Sultana e Amira Abase riprese mentre a Gateway si apprestano a prendere l'aereo che le porterà in Turchia

«Per le ragazze è stato terribile scoprire che tre loro amiche che non avevano mai dato segni di insofferenza siano partite per la Siria. Molti genitori sono arrivati al punto di non far uscire i figli da casa». La «fuga» delle due quindicenni Amira Abase e Shamina Begum e della sedicenne Kadiza Sultana è giunta come un fulmine a ciel sereno per gli insegnanti, i genitori e le compagne di scuola delle tre ragazze che frequentavano la Bethnal Green Academy di Londra. Nessuno che prima avesse mai sospettato qualcosa né ascoltato qualche discorso dal quale era desumibile che le tre adolescenti avessero intenzione di fuggire per arruolarsi tra le fila dello Stato islamico in Siria. Mai che avessero fatto accenno a ideali fondamentalisti, men che mai che avessero mostrato simpatia per lo Stato Islamico di Al Baghdadi.

Ragazze normali, come tutti, con i loro sogni, non dissimili da quelli delle loro compagne. È questa la descrizioni che restituiscono tutti i conoscenti di Amira, Shamina e Kadiza sui quotidiani inglesi. «Nessuno poteva immaginare una cosa simile. Nessuno. Fatico a immaginare che cosa stiano passando i genitori delle ragazze» dichiara a The Guardian la madre di una compagna di classe di una delle delle tre ragazze che, secondo l'intelligence turca, avrebbero già oltrepassato il confine con la Turchia, vicino a Kilis, il punto di passaggio di molti foreign fighters occidentali diretti a Raqqa, la capitale dell'Isis.


LO CHOC DI UNA COMPAGNA DI SCUOLA

Lo choc della piccola comunità di questa scuola multietnica e di confine a East London, frequentata anche da Aqsa Mahmood, un altro adolescente che nel dicembre 2014 intraprese il viaggio verso la Siria, si riflette anche nelle dichiarazioni rese alla stampa inglese dei compagni  delle ragazze, due delle quali, le quindicenni Amina e Shamina, frequentavano anche la stessa sezione. «È una follia. Sono ancora sotto choc. Non è nemmeno immaginare che uno ritorni dalle vacanze e scopra che queste ragazze siano andate in Siria a combattere» ha dichiarato Mohammed, uno dei tanti allievi musulmani di questa scuola di confine in larga parte frequentata da ragazzi con genitori del Bangladesh.

Non uno, tra coloro che sono state intervistati dalla stampa, che abbia cercato di buttare alla croce addosso all'istituto, però, nonostante le polemiche alimentate ad arte dai tabloid, nonostante il duro lavoro degli educatori. «È una scuola fantastica» è la linea difensiva di tutti. «Troveranno le parole giuste per spiegare ai ragazzi che cosa è accaduto»

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Kazida e Shamina

Non è tra queste mura, secondo le testimonianze, che è avvenuta la radicalizzazione delle tre adolescenti. L'ipotesi è un'altra. «Hanno nascosto le loro intenzioni a tutti. Non ne hanno parlato con nessuno. Con nessuno. Sono ragazze intelligenti. Quello che sappiamo è che una diloro era in contatto con Aqsa Mahmood. Penso si sia trattato di un processo di radicalizzazione tramite internet» ha spiegato Muhammad Abdul Bari, frequentatore della moschea di East London a Whitechapel nonché ex insegnante in una scuola del quartiere dove vivevano le tre adolescenti, già definite Jihadi Brides (spose della guerra santa, ndr) dai tabloid britannici. «È una definizione misogina. Penso che, senza capire, siano andate in Siria per ragioni ideali» conclude.

«Ho parlato con la sorella di una ragazza. Era distrutta, letteralmente. Penso siano state manipolate» ha detto invece Salman Farsi, l'imam della moschea di East London, le cui lacrime, in tv, hanno commosso l'opinione pubblica inglese.

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