L'inviato speciale dell'Onu per la Siria, Staffan de Mistura, ha sospeso l'attività' della task force umanitaria come forma di protesta per la mancanza di una tregua nel paese. Intanto la Russia si è detta pronta ad instaurare "dalla settimana prossima" una tregua umanitaria di 48 ore ad Aleppo, al fine di consentire la consegna degli aiuti agli abitanti, ma l'Alto rappresentante per la politica estera della Ue, Federica Mogherini, ha chiesto "uno stop immediato" dei combattimenti per non intralciare le operazioni umanitarie. De Mistura ha sottolineato che nessun convoglio umanitario è riuscito a entrare in Siria nell'ultimo mese a causa dei combattimenti.

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"Siamo pronti a instaurare questa tregua umanitaria di 48 ore dalla settimana prossima, al fine di consentire la consegna degli aiuti agli abitanti di Aleppo" ha annunciato in un comunicato il portavoce del Ministero della Difesa russo, Igor Konachenkov.

"In un mese - ha sottolineato de Mistura - neanche un solo convoglio ha raggiunto le zone assediate. Perché? A causa dei combattimenti". Nel frattempo la foto e il video di Omran, un bambino ferito durante i bombardamenti ad Aleppo fa il giro del mondo, richiamando l'attenzione sulla guerra.


Senza aiuti dal 30 aprile

De Mistura ha ricordato che a Madaya e Zabadani, città strette nella morsa delle forze governative, così come a Foua e Kafraya, sotto il fuoco dei ribelli, non arrivano aiuti umanitari dal 30 aprile, cioè da 110 giorni. Da qui, la decisione di sospendere la riunione della task force dopo soli 8 minuti: per de Mistura "non c'è ragione di avere una riunione a meno che non ci siano dei movimenti sul piano umanitario in Siria". Si tratta innanzitutto di un "simbolo" e un "segno di rispetto", in vista della Giornata mondiale dell'aiuto umanitario che si celebra domani, ha aggiunto, precisando che la riunione della prossima settimana resta fissata.

Servono 48 ore di tregua

L'inviato speciale dell'Onu ha quindi rilanciato l'appello per una tregua di 48 ore ad Aleppo, al centro dei combattimenti tra forze governative e ribelli che la settimana scorsa sono riusciti a rompere l'accerchiamento sui quartieri orientali, ma ora subiscono intensi bombardamenti. Sono 18 le zone individuate dall'Onu come località assediate, in maggioranza dalle forze leali a Damasco, dove vivono 600mila persone. L'unica area dove continuano ad arrivare aiuti, distribuiti con aerei dall'agenzia alimentare dell'Onu (Wfp), è Deir Ezzor, nell'est del Paese, circondata dalle forze dell'Isis. Intanto, sul terreno, il conflitto non conosce tregua. L'aviazione del regime di Damasco ha colpito per la prima volta il distretto curdo di Hasakah: si tratta del primo bombardamento dell'aviazione siriana su un settore controllato dalle forze curde dall'inizio del conflitto. L'area, nel nord est del paese, da giorni teatro di violenti scontri tra le forze pro-regime e la polizia locale curda, è controllata per due terzi dalle forze curde e per un terzo dalle forze fedeli a Damasco

L'appello dell'Onu

Anche ieri il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon è tornato a lanciare l'ennesimo appello a Russia e Stati Uniti perché raggiungano un accordo per un effettivo cessate il fuoco ad Aleppo dove, in caso contrario, si rischia una "catastrofe umanitaria" senza precedenti.

La seconda città siriana è al centro di scontri feroci fin dal 2012 a ora la situazione si è ulteriormente aggravata perché all'interno sono rimaste intrappolate centinaia di migliaia di civili senza né acqua né cibo.

Tregua non rispettata

Sulla stessa linea Andrea Iacomini Portavoce dell'Unicef Italia secondo il quale "l'appello di Ban Ki Moon per il cessate il fuoco ad Aleppo giunge dopo settimane di tregue non rispettate, annunci ma soprattutto tanti, troppi bambini uccisi dai raid. 130 mila bambini che vivono in questa città sono l'emblema di quella che il Segretario Generale delle Nazioni Unite ha definito una possibile catastrofe umanitaria ma lo è già nei fatti e non solo da oggi".

Le basi iraniane

Nuovi, pesanti bombardamenti sono stati effettuati ieri nel paese da jet partiti da una base iraniana per il secondo giorno di raid. Una concessione senza precedenti fatta dalla Repubblica islamica ad una potenza straniera, che ha indotto le autorità di Teheran a precisare che la struttura militare è stata messa a disposizione di Mosca temporaneamente, e al solo scopo di rifornire gli aerei. Dopo avere parlato di attacchi compiuti dai bombardieri a lungo raggio Tupolev Tu-22 sulle province di Aleppo, Idlib e Deyr az Zor, il ministero della Difesa russo ha reso noto che i raid sono stati concentrati oggi sulla sola Deyr az Zor, nell'est della Siria, controllata in gran parte dall'Isis. I bombardamenti, ha aggiunto Mosca, sono stati effettuati da Sukhoi Su-34 che hanno "distrutto due centri di comando e grandi campi di addestramento uccidendo 150 miliziani, inclusi mercenari stranieri". 

La parola all'Europa

"La parola deve passare a noi cittadini d'Europa e del mondo. Abbiamo assistito indifferenti all'ennesima città distrutta dai nostri egoismi ora occorre fare di più. Mobilitarsi in tutte le piazze del mondo e chiedere seriamente e a gran forza ai governi di dire basta alle bombe che da 5 anni devastano la Siria. Basta ad una guerra senza precedenti che uccide migliaia di bambini innocenti e indifesi e causa dei grandi movimenti umani di questi anni" prosegue "Aleppo e' divenuta come Sarajevo città simbolo della atrocità umana. Invece di domandarci come e' potuto accadere è tempo di agire, muoiono oramai troppi bambini ogni giorno a casa dei raid ma anche dell'assenza di cibo, elettricità, acqua. Dove viviamo? Cosa stiamo facendo per fermare questa guerra in Siria che ha ucciso tanti innocenti? E' ora di un esame di coscienza globale, Aleppo brucia e noi siamo inermi". (ANSA)


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