Esteri

Affaire Depardieu, l'attore scappa in Belgio mentre in Francia aumentano i poveri

La star del cinema d'Oltralpe chiede il passaporto belga per sfilarsi alla mannaia per Paperoni minacciata da Hollande, e si scatena la polemica

L'attore francese Ferard Depardieu ha chiesto il passaporto belga per pagare meno tasse (Credits: AP Photo/Kai-Uwe Knoth)

L'affaire Gerard Depardieu non smette di far parlare i cugini d'Oltralpe. L'annuncio-choc dell'attore pluripremiato e pluriamato in tutto il mondo di rinunciare al passaporto francese e prendere quello belga per motivi fiscali, sta alimentando il dibattito sulle prime pagine dei principali quotidiani di Parigi.

Un dibattito che non nasce e non finirà certo con Gerard-Cyrano, e che era già stato avviato da una provocatoria copertina di Liberation che a settembre intimava al miliardario Bernard Arnault: "Vattene, ricco coglione!". Arnault aveva fatto sapere di stare valutando la possibilità di spostare la sua residenza in Belgio, per evitare di pagare la "tassa per i ricchi" annunciate dal presidente francese François Hollande. Una gabella del 75%, aliquota spaventosa, che è stata minacciata ma è poi restata lettera morta.

Depardieu sostiene di voler cambiare nazionalità perché è stato sottoposto a un linciaggio mediatico, per aver trasferito la sua residenza in Belgio. E la cosa ha creato anche delle tensioni nei rapporti tra Parigi e Bruxelles, tanto che il ministro degli Esteri belga ha voluto sottolineare che il Belgio si rifiuta di diventare "il capro espiatorio" nella questione dell'esilio di Depardieu, e ha aggiunto che Parigi dovrebbe interrogarsi sulle ragioni che sono alla base della scelta dell'attore.

Il capo della Diplomazia di Bruxelles ha ribadito che il suo Paese non ha preso alcuna "misura per attirare cittadini francesi" e che quindi l'affaire Depardieu è un cumulo di panni sporchi che vanno lavati in casa, a cominciare dal 75% di tassazione che Hollande ha in animo di imporre ai Paperoni d'Oltralpe.

Sul versante artistico, il primo a schierarsi al fianco di Depardieu è stato il regista Claude Lelouche, che ha definito un vero e proprio ''Linciaggio mediatico'' gli attacchi all'attore. Ma Lelouche, che continua a pagare le tasse in Francia, ha comunque affermato che secondo lui la partenza di Depardieu "può essere considerata un insulto alla miseria", e - rivolgendosi direttamente alla star francese - ha precisato: "Vorrei dirgli che è fortunato a pagare le tasse, significa che ha successo e che i suoi affari vanno bene''.

E su questo non ci piove. Ma il concetto che "è bellissimo pagare le tasse" evidentemente a Depardieu (e a tanti altri ricchi di tutte le latitudini) non va certo giù. Eppure, Claude Lelouche ha ragione, se andiamo a guardare agli ultimi dati sulla povertà in Francia.

I poveri francesi sono sempre più numerosi. Secondo l'istituto di Statistica di Francia, a fine 2010 circa 8.6 milioni di persone - circa un francese su 7 - sono scivolate sotto la soglia della povertà, e questo solo nelle città metropolitane.

Il drammatico dato tocca direttamente il 20% dei minori e circa il 24% dei ragazzi tra i 18 e i 24 anni, che combattono anche con un tasso di disoccupazione giovanile alle stelle. Jean-Paul Delevoye,il presidente del Consiglio economico, sociale ed ambientale, è stato anche più allarmista e ha dichiarato che, incrociando i dati con quelli bancari, si sitima che "oggi ci sono tra i 12 e i 15 milioni di persone che arrivano a fine mese solo con 50/150 euro in tasca".

Ed è una magra consolazione - scrive Le Monde - che la situazione francese sia "meno disastrosa" di quella in Spagna, Grecia, Italia, Regno Unito e Germania. Perché, in ogni caso, il tasso di povertà non è mai stato così alto nell'ultimo quarto di secolo. Chissà se questo esercito di nuovi poveri potrà (e vorrà) ancora permettersi di pagare il biglietto al cinema per assistere a un film del "belga" Gerard Depardieu.

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