Esteri

A chi giova (in Palestina) l'uccisione dei tre israeliani

Perché l'uccisione dei tre ragazzi israeliani potrebbe segnare la fine del tentativo di dialogo  Hamas-Fatah e decretare la fine politica del moderato Abu Mazen. L'analisi e le foto dei raid

La brigata Ahmed Ismaeel

10 aprile 2013. Nel villaggio di Salmabad, a sud di Manama, in Bahrein, alcuni manifestanti dal volto coperto, appartenenti al movimento antigovernativo "Coalizione 14 febbraio" sventolano bandiere del Bahrein durante una parata paramilitare, la prima della "brigata Ahmed Ismaeel", creata in onore del giovane Ahmed Ismaeel, cittadino giornalista di 22 anni, ucciso da un'auto durante una protesta nella notte del 31 marzo 2012. – Credits: EPA/MAZEN MAHDI

Il governo israeliano ha promesso di farla pagare ad Hamas – “hanno aperto le porte dell'inferno,” ha detto il primo ministro Benjamin Netanyahu – ma chi rischia di saltare, qui, è Abu Mazen . Questo l'antefatto: lo scorso 12 giugno tre adolescenti israeliani sono stati rapiti mentre facevano l'autostop nei pressi di Gush Etzion, un gruppo di insediamenti ebraici in Cisgiordania. Lunedì sera i loro corpi senza vita sono stati ritrovati in un appezzamento nella cittadina palestinese di Halhul, non lontano da Hebron, a pochi chilometri da dove erano stati rapiti: Gilad Shaer e Naftali Frenkel avevano 16 anni, Eyal Yifrah era di tre anni più grande. Stando alle fonti israeliane, il terreno dove erano nascosti i cadaveri appartiene alla famiglia vicina ad Hamas.

Israele, in ritorsione, ha lanciato una serie di operazioni in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, volte soprattutto a colpire le infrastrutture e la leadership di Hamas. Secondo alcuni analisti, l'obiettivo sarebbe “fare saltare” una volta per tutte il gruppo islamista, riconosciuto come organizzazione terrorista anche dai paesi occidentali. Non è la prima volta però che Israele tenta un'operazione del genere, finora senza mai riuscirci. Quello che rischia di saltare, invece, è il governo di coalizione tra le due principali forze politiche palestinesi, Hamas, appunto, e la più moderata Olp che fa capo ad Abu Mazen. Perché in una situazione di guerra aperta bisogna scegliere da che parte stare e Abu Mazen si trova davanti a una scelta impossibile: schierarsi con Hamas, accusata di avere ucciso tre ragazzini, o con Israele, che sta bombardando Gaza.

Fin dall'inizio le autorità israeliane avevano dato la colpa del loro rapimento – poi rivelatosi omicidio, visto che pare i tre ragazzini siano stati uccisi immediatamente – ad Hamas. Dal canto suo, Hamas non ha mai rivendicato l'azione, e anzi nega ogni responsabilità. In compenso, uno dei massimi leader del movimento, Khaled Meshaal, ha pubblicamente lodato il sequestro. Insomma la posizione ufficiale è: non siamo stati noi, ma siamo d'accordo.

Il governo israeliano invece si dice certo della responsabilità del gruppo palestinese, e sostiene di avere già individuato i due esecutori: Marwan Qawasameh e Amar Abu Aisha, due militanti di Hamas, entrambi sulla trentina. Secondo i dettagli circolati sulla stampa israeliana, pare che l'appezzamento di terreno dove erano nascosti i corpi dei tre ragazzi appartenesse alla famiglia Qawasameh, di cui Marwan fa parte. Si tratta di un clan molto conosciuto a Hebron, dalle note simpatie per Hamas ma che ha anche la fama di “attaccabrighe,” come spiega Shlomi Eldar sul sito  Al Monitor. Secondo alcuni, insomma, l'uccisione dei tre ragazzi potrebbe essere stata opera di “tagliagole” o “cani sciolti,” che avrebbero agito senza il permesso della leadership di Hamas. Marwan Qawasameh e Amar Abu Aisha, in altre parole, avrebbero potuto anche fare tutto da soli (del resto, hanno rapito tre ragazzini disarmati, un'impresa che non richiede grandi mezzi) o con il solo sostegno dei loro clan.

Dal punto di vista degli israeliani, poco cambia. Che l'uccisione dei tre adolescenti sia opera di singoli miliziani di Hamas, o che l'ordine sia partito dall'alto, la responsabilità è del gruppo islamista, che adesso deve pagare per questo crimine. Alcuni osservatori, però, hanno accolto con freddezza la posizione israeliana: cosa avrebbe da guadagnarci Hamas?, si chiedono. Perché il gruppo, per quanto estremista, dovrebbe rischiare tutto proprio adesso, che finalmente è riuscito ad ottenere un governo di unità nazionale insieme ad Abu Mazen?

Da anni Hamas detiene il potere nella Striscia di Gaza, ma solo recentemente ha formato una grande coalizione per governare anche sulla Cisgiordania. Israele, che finora con Abu Mazen aveva sempre tenuto un canale aperto, non riconosce questo governo e ha accusato Abu Mazen di essersi alleato con dei terroristi. L'America e le nazioni europee, invece, hanno riconosciuto l'esecutivo, mandato su tutte le furie Israele. Adesso, con Hamas accusata di avere ucciso tre ragazzini e una vasta operazione militare israeliana alle porte, la coalizione palestinese ha pochissime chance di sopravvivere.

Che cosa ci guadagnerebbe Hamas da tutto questo?, si diceva. In realtà – per quanto, è bene ricordare, non ancora provato – un coinvolgimento di Hamas non sarebbe del tutto irrazionale. Dal loro punto di vista potrebbe essere l'occasione di fare saltare, una volta per tutte, Abu Mazen e il vecchio apparato dell'Autorità nazionale palestinese. Abu Mazen è a tutti gli effetti tra l'incudine e il martello. Quando i tre ragazzini israeliani erano stati rapiti, aveva condannato il sequestro, ma gli israeliani lo hanno accusato di essere un alleato dei responsabili: adesso devi rompere con Hamas, gli hanno intimato. Se l'aviazione israeliana, come pare, colpirà duramente Gaza, allora Abu Mazen sarà accusato dai palestinesi di stare dalla parte degli israeliani. Soprattutto, se il governo di unità nazionale dovesse cadere, non è detto che a rimetterci sia soprattutto Hamas. Infatti Hamas ha bisogno di Abu Mazen per avere una legittimità internazionale. Ma, sul campo palestinese, è soprattutto Abu Mazen ad avere bisogno di Hamas. 

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