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Dunja Mijatovic: "Niente carcere ai giornalisti"

Appello da parte della rappresentante per la libertà dei media dell'Ocse contro il carcere per i giornalisti - 100 giorni per cambiare la legge -

"L'Italia riformi la legge e depanalizzi il reato di diffamazione". A dirlo è la rappresntante per i media dell'Ocse, Dunja Mijatovic, che in una lettera spedita al ministro degli Esteri, EmmaBonino, esprime preoccupazione per le pene inflitte al direttore di Panorama, Giorgio Mulè e ai giornalisti Andrea Marcenaro e Riccardo Arena. "In una moderna democrazia - scrive sempre la Mijatovic - nessuno dovrebbe essere imprigionato per querllo che scrive.
 
Nella lettera al ministro Bonino Mijatovic ricorda il caso Sallusti e sottolinea il fatto che la Corte europea dei diritti dell'uomo ha stabilito ripetutamente che ''la reclusione per il reato di diffamazione e' sproporzionata e dannosa per una societa' democratica''.

''I tribunali civili sono del tutto in grado di rendere giustizia alle rimostranze di coloro i quali si ritengano danneggiati nella propria reputazione'', scrive ancora la rappresentante per la liberta' dei media nella lettera pubblicata sul sito dell'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa. '' La reclusione per diffamazione ha un grave effetto raggelante che mina l'efficacia dei mezzi di comunicazione'', dichiara ancora Mijatovic.  

''Continuero' a lavorare a stretto contatto con le autorita' italiane per promuovere la depenalizzazione della diffamazione. Dovrebbe essere fatto presto per evitare ulteriori accuse di diffamazione e per stimolare l'attivita' giornalistica investigativa'', sottolinea infine la rappresentante per la liberta' dei media dell'Osce, che ha esortato tutti gli altri Stati membri dell'organizzazione che hanno leggi penali sulla diffamazione ad abrogarle.

Nella lettera al ministro Bonino Mijatovic ricorda il caso Sallusti e sottolinea il fatto che la Corte europea dei diritti dell'uomo ha stabilito ripetutamente che ''la reclusione per il reato di diffamazione e' sproporzionata e dannosa per una societa' democratica''.

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