Le porte della Chiesa si aprono per Dj Fabo. Quelle stesse porte che, a Roma, rimasero ostinatamente chiuse nel 2006 per Piergiorgio Welby. Fabo (al secolo Fabiano Antonini) e Welby, accomunati, loro malgrado, da un atroce destino che li ha portati alla morte (per suicidio assistito) dopo anni di sofferenze - in seguito a un incidente stradale (il primo) ed una malattia devastante (il secondo) per le quali erano ridotti ad uno stato puramente vegetativo.

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Due casi drammatici verso i quali la Chiesa (che sull'eutanasia o su qualsiasi forma di suicidio, assistito e non, è stata sempre totalmente contraria) si è comportata diversamente, segno palpabile di quell'instancabile opera di misericordia predicata da 4 anni a questa parte da Papa Francesco.

Per Dj Fabo venerdì 10 marzo alle 19 si pregherà nella parrocchia milanese di S.Ildefonso. Il rito sarà officiato dal parroco, don Antonio Suighi, amico della famiglia di Fabo, che nei giorni scorsi gli aveva espresso il desiderio di poter celebrare una messa di suffragio per il loro congiunto, che per sua scelta era andato a morire in una clinica svizzera. Don Antonio ha accolto senza indugi l'invito, ricevendo il placet dalla Curia di Milano retta dal cardinale arcivescovo Angelo Scola.

Il portavoce della Curia meneghina, don Davide Milanese, ha spiegato che “per la morte di Dj Fabo la chiesa si unisce al dolore della famiglia con la preghiera a Dio, pur non potendo celebrare un funerale”. Per salvare il principio (il no a forme eutanasiche di qualsiasi tipo), la Chiesa milanese, dunque, non fa celebrare il classico funerale, ma accoglie la richiesta di un momento di preghiera e di condivisione del dolore affidando l'anima di Fabo alla “Misericordia della Divina Provvidenza”.

Mina Welby: “È il segno della Misericordia di papa Francesco”
Una “formula” tutta bergogliana che la famiglia del Dj scomparso ha accolto con senso di riconoscenza e di apprezzamento. Analoghi sentimenti anche dai familiari di Welby (figlio di Alfredo scomparso nel 1998, ex calciatore italo-scozzese della Roma e della Reggina) che, però, il 24 dicembre 2006 furono costretti a celebrare funerali laici davanti alla Chiesa di Don Bosco rimasta chiusa, nel quartiere Tuscolano a Roma, per decisione del Vicariato, davanti a migliaia di persone, tra cui anche alcune decine di preti e suore intervenuti a titolo personale.

“Sono felice. C’è stato sicuramente un cambiamento nella Chiesa dalla vicenda di mio marito, dieci anni fa, a quella di Fabo. Anche grazie a papa Francesco: credo che il suo Giubileo della misericordia abbia avuto un grande effetto sui cuori di tanti, anche all’interno della gerarchia ecclesiastica”, commenta Mina Welby. “Per mio marito le cose andarono diversamente: la chiesa era chiusa, la gerarchia scelse così. Ma anche allora molti preti erano dalla nostra parte, e avevano deplorato questa scelta. C’erano con noi anche suore, esponenti di altre confessioni… Non tutti i religiosi erano d’accordo, molti volevano entrare e celebrare una funzione per Piergiorgio”.

Chiesa ospedale da campo
Due casi finiti tragicamente quasi allo stesso modo ma con un epilogo religioso totalmente differente, grazie a quella pastorale della Misericordia con cui papa Francesco ha aperto le porte della Chiesa su tutte le ferite del mondo, senza guardare a cavilli burocratici, incitando giorno dopo giorni preti, parroci, missionari, suore, laici ad operare vicino a chi soffre come un ospedale da campo, al di là di regole, norme canoniche, leggi ecclesiastiche.

Normative che ricordano sempre che per la Chiesa Cattolica il suicidio “è contrario all'amore del Dio vivente” e rappresenta “un'offesa all'amore del prossimo”; mentre il Codice di Diritto Canonico proibisce il funerale dei suicidi ma poi lascia al parroco la possibilità di concederlo in accordo con il vescovo locale, se ritiene che ricorrano le condizioni citate come attenuanti dal Catechismo.

In sostanza, sulla scorta di una più moderna visione delle malattie psichiatriche e in particolare della depressione (della quale il suicidio è purtroppo un esito), la Chiesa, per l’estremo saluto, apre le porte ormai quasi sempre a questi suoi figli sfortunati. Con Dj Fabo è andata così, grazie ad un cambiamento di rotta pastorale fortemente voluta da papa Francesco destinata in futuro a produrre tante altre sorprese. Ed il primo ad esserne contento (ovunque egli sia) sicuramente sarà proprio il cattolico-radicale Piergiorgio Welby.

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