Neppure due mesi erano passati dall'agguato al giudice Falcone a Capaci. La furia della guerra dichiarata dalla mafia allo Stato deflagra nuovamente alle 16:58 del 19 luglio 1992 a Palermo, in via Mariano D'Amelio.

Paolo Borsellino, il giudice antimafia, si era recato in visita alla madre quando nel breve tratto tra le auto della scorta ed il portone una vecchia Fiat 126 imbottita di esplosivo, innescata a distanza, cancellava la vita del giudice palermitano e della sua scorta. Solo uno tra gli agenti riuscirà a sopravvivere alla micidiale esplosione che dilaniò i corpi e devastò un'ampia area circostante lungo la via D'Amelio. 

Cosa Nostra, governata dai Corleonesi, lanciava spavaldamente a suon di tritolo un nuovo e gravissimo monito alle Istituzioni, con l'eliminazione fisica dei due giudici simbolo dell'antimafia. Uccisi uno dopo l'altro, in meno di 60 giorni. 

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