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Cronaca

"Vi spiego perché mio figlio doveva rimanere in carcere"

Parla il padre del giovane scarcerato dopo gli scontri a Roma: "Basta con questo garantismo familiare"

Scontri durante la manifestazione del 14 novembre, Roma. Credits: Ansa

Non si è pentito di aver detto pubblicamente che suo figlio, arrestato con altri sette giovani dopo gli scontri durante la manifestazione romana contro l'austerity, doveva rimanere in carcere; non si sente responsabile di averlo forse viziato troppo, anzi lo rivendica; punta il dito contro “i cattivi maestri” di oggi, assolve i poliziotti e lancia diversi appelli: agli ex brigatisti Curcio e Franceschini ad abbracciare la sua battaglia, ai Cobas affinché la prossima manifestazione sia “una marcia silenziosa” e agli altri genitori perché la smettano con il loro “garantismo familiari”. Per il figlio Christopher, invece, Giorgio Chiesa, noto imprenditore di Cuneo, proprietario di un albergo e due ristoranti, ha già pronto un telegramma. Che anticipa a Panorama.it.

Davvero non è pentito di aver detto che suo figlio doveva restare in galera?

No, non mi sono pentito, soprattutto di fronte alla reazione di chi ha definito i fatti “una ragazzata” e a quella di mio figlio che si è sentito quasi assolto dalla decisione del gip.

Ma a lei ha fatto piacere che suo figlio sia finito in carcere?

Per carità, non fa piacere a nessuno avere un figlio arrestato, ma penso che rimanere più a lungo in carcere gli avrebbe permesso di riflettere meglio su quello che aveva fatto. Tuttavia smentisco di aver mai definito “folle” la decisione del gip di imporgli solo l'obbligo di firma.

Non si sente responsabile anche lei in qualche modo?

No, non mi sento in colpa perché ho tutte le prove per dimostrare che sono sempre stato presente nella vita di Christopher, sia economicamente che emotivamente. Pur essendomi trasferito da Roma, ogni due settimane tornavo per vederlo, ogni sera lo chiamavo al telefono per sentirlo. Se qualcuno vuole addebitarmi una colpa può essere solo quella di essermi separato dalla madre di mio figlio.

Suo figlio dichiara oggi in un'intervista che le sue dichiarazioni pubbliche contro di lui sarebbero dettate da una volontà di rivalsa nei confronti di sua madre. E' così?

Mio figlio è stato bocciato tre volte a scuola. Già dalla prima scrissi alla madre di mandarlo a vivere con me almeno per nove mesi all'anno, il tempo della scuola, senza smettere di dare a lei un soldo di quanto le avevo corrisposto fino a quel momento. Lei ha rifiutato, ma certamente quella mia di oggi non è una rivalsa nei suoi confronti.

Suo figlio l'accusa anche di “averlo preso a cinturate” da piccolo. E' vero?

Le cinturate le ho prese io da mia madre. Lui mai. Sono contro ogni forma di violenza.

Lei ha sempre sostenuto economicamente suo figlio aiutandolo anche con l'affitto in un quartiere bene di Roma. Adesso gli pagherà anche l'avvocato?

No, ho subito detto alla mia ex moglie che questa volta non avrei tirato fuori un quattrino. Nemmeno lei però, perché mio figlio, in quanto iscritto a un centro sociale, viene per ora assistito gratuitamente.

Ma secondo lei suo figlio ci crede davvero a quello che dice e che fa? Che bruciare una macchina è reato, bruciarne cento un'azione politica?

Assolutamente no. Non perché sia mio figlio, ma Christopher è una persona gradevole, simpatica, gioviale. E' solo immaturo ed infantile. Io credo che ci siano dei mandanti, che questi ragazzi siano ancora una volta in mano a dei cattivi maestri che si approfittano della loro immaturità. Ed ecco perché io lancio un appello affinché, di fronte al rischio che possa di nuovo scatenarsi quello che abbiamo visto durante gli anni di piombo, i signori Curcio e Franceschini, che hanno rinnegato il loro passato di brigatisti, si uniscano a me nel chiedere a questi ragazzi di fare un passo indietro, di rientrare nella legalità.

A chi si riferisce quando parla dei mandanti di oggi?

Non posso fare nomi e cognomi perché non li conosco. Ma credo che un ruolo importante lo giochino alcuni sindacati di base come i Cobas. E proprio a loro rivolgo un altro appello: che la prossima manifestazione sia all'insegna del silenzio, che smettano di risuonare gli scoppi delle bombe carte, delle sirene, dei lacrimogeni.

Lei crede che i ragazzi scesi in piazza insieme a suo figlio siano tutti dei violenti?

Niente affatto. Credo solo che, come mio figlio, abbiano subito un lavaggio del cervello tale da indurli a compiere atti di violenza.

I filmati hanno mostrato atti di violenza anche da parte delle forze di polizia. Loro non hanno alcuna colpa?

Se alcuni poliziotti hanno sbagliato è giusto che paghino, ma non credo che si divertano a manganellare le persone senza motivo.

Lei ha mai partecipato a una manifestazione negli anni della contestazione giovanile?

Non vorrei sembrare un santo, ma no, non ci sono mai andato.

Perché?

Perché non ci credo. Penso che il diritto a manifestare sia legittimo ma che i risultati siano scarsi e che per ottenere qualcosa è più utile lavorare sulla cultura collettiva che non fare manifestazioni di piazza.

Cosa pensa di quei genitori che, anche di fronte a comportamenti sbagliati, difendono i figli sempre e comunque?

Io mi limito a chiedere loro di mettere da parte questo garantismo familiare a priori. Che non significa non amarli.

Signor Chiesa, lei ha rivolto un appello a tutti. Vuole lanciarne uno anche a suo figlio per cercare di riavvicinarlo?

Finito questo percorso mediatico, che ho intrapreso senza mirare a diventare né una star televisiva né a ottenere un seggio in Parlamento, ritornerò nel silenzio con un telegramma che invierò a mio figlio e di cui ho già scritto il testo.

Può anticiparcelo?

Gli scriverò che non gli rinnego il sostegno economico, che gli garantisco a vita una casa e un lavoro a Cuneo e che però mi astengo da qualunque comunicazione futura in attesa di una sua parola.

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