Cronaca

Unicredit-Bulgarella: lo schiaffo del Riesame alla Procura di Firenze

I giudici annullano i sequestri sull'immobiliarista siciliano: "non sussistono il fumus del reato di truffa e di associazione per delinquere"

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La torre Unicredit, sede della banca, in Piazza Gae Aulenti a Milano – Credits: FILIPPO MONTEFORTE/AFP/Getty Images)

Schiaffo del Tribunale del Riesame di Firenze alla Procura di Firenze. Non risulta dagli accertamenti bancari e patrimoniali che le attività in Toscana dell'imprenditore trapanese Andrea Bulgarella, indagato nell'inchiesta della Dda di Firenze in cui si ipotizza che il vicepresidente di Unicredit Fabrizio Palenzona abbia "aiutato" l'imprenditore nel suo tentativo di rientrare da un debito da 60 milioni di euro con Unicredit, siano state rese possibili "attraverso l'impiego di capitali di provenienza illecita".

Lo scrivono i giudici del Riesame che hanno annullato i sequestri nei confronti di Palenzona e alcuni nei confronti dello stesso Bulgarella. Non basterebbe del resto, sostengono ancora i giudici, far discendere "una presunzione di provenienza illecita delle disponibilità economiche solo dal fatto che Bulgarella sia originario del Trapanese, zona d'influenza della cosca mafiosa che fa capo a Matteo Messina Denaro".

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I giudici, anche in considerazione della situazione di esposizione bancaria di Bulgarella, definiscono "poco plausibile che chi possa disporre di ingenti capitali di illecita provenienza, invece di utilizzarli per immetterli nel circuito delle attività lecite, faccia ricorso al credito bancario e ai conseguenti rilevanti oneri".

Il 23 aprile 2015 "non fu approvato alcun piano di ristrutturazione" che riguardava il debito del'imprenditore Andrea Bulgarella con Unicredit, poichè "il competente comitato della banca, relatore Verardi, richiese la ripresentazione della proposta ponendo alcune puntuali condizioni" scrivono i giudici che fanno riferimento alla documentazione prodotta dalla difesa del banchiere.

"Neppure concretamente - aggiungono - appaiono prospettati gli artifici e i raggiri posti in essere che possano avere indotto in errore (o avrebbero potuto indurre in errore, ipotizzando il delitto tentato) gli organi deliberanti della banca, che appaiono invece avere valutato di volta in volta le condizioni ritenute opportune per gestire il debito maturato dalle imprese del gruppo Bulgarella sulla base degli elementi rappresentati, di cui neppure si ipotizza la non corrispondenza alla realtà. La conclusione non può dunque che essere nel senso della non sussistenza del fumus del reato di truffa e di quello di associazione per delinquere"

(Qui sotto l'ordinanza del Tribunale del Riesame di Firenze)


Nell'ambito di Unicredit, inoltre, la considerazione di cui godeva l'imprenditore Andrea Bulgarella, "non era certamente quella di un imprenditore colluso con la mafia, ma l'esatto contrario" scrivono ancora i giudici del tribunale del riesame di Firenze.

"Il più pulito dei costruttori siciliani..."

A questo proposito il riesame cita un'intercettazione agli atti dell'inchiesta tra due dirigenti Unicredit: "Bulgarella è un nome complicato - spiega uno degli interlocutori - perchè è il più pulito dei costruttori siciliani, era l'immobiliarista di fiducia di Falcone e della procura di Palermo...".

E aggiunge: "...si era spostato dalla Sicilia obbligatoriamente andando in Toscana ed è diventato primo albergatore, primo costruttore di strutture toscane perchè si è mandato a fare in culo alla Sicilia perchè non poteva più vivere lì..."

La nota di Unicredit

Sul fronte Unicredit è giunto un comunicato che spiega come oggi si siano riuniti sia il Comitato governance e nomine, per un aggiornamento sull'indagine "Gruppo Bulgarella", sia un consiglio di amministrazione straordinario. "Con particolare riferimento all'operato degli esponenti di Unicredit - afferma l'istituto di Piazza Gae Aulenti -, il Tribunale ha evidenziato che gli organi deliberanti della Banca hanno valutato di volta in volta le condizioni opportune per gestire il debito maturato dalle imprese del gruppo Bulgarella".

Il comitato ha anche ascoltato il vice presidente Fabrizio Palenzona e il chief risk officer Massimiliano Fossati in merito alle indagini della Procura di Firenze. Entrambi, nell'ambito delle loro rispettive posizioni, hanno ribadito la correttezza del loro operato nell'esclusivo interesse della Banca e hanno messo a disposizione le memorie difensive e i documenti depositati in occasione dell'udienza di riesame.

"Preso atto delle informazioni ricevute ed esaminate le risultanze documentali acquisite, il comitato, all'esito di un ampio confronto cui hanno contribuito anche i consiglieri e sindaci intervenuti in qualità di ospiti, ha ritenuto non sussistere alcun elemento fattuale che possa mutare il giudizio di idoneità a ricoprire le rispettive cariche", afferma Unicredit.

Il comitato ha poi proposto al consiglio di amministrazione di ritenere quindi conclusa la propria istruttoria confermando la piena fiducia nell'operato di tutti i propri esponenti. E il consiglio, preso atto dell'esito dei lavori istruttori, ha accolto tale proposta.

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