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Cronaca

Ufficio stampa ad attrice porno? Ma chi se ne frega!

Gli emiliani sono tristi e arrabbiati. Da giorni non si parla d'altro se non di Sonia Topazio dell'INGV con un passato hard e un presente da capo ufficio stampa

Sonia Topazio (Ansa)

Il terremoto, gli sfollati, le tendopoli, il caldo. Non si parla più di tutto ciò, ma del fatto che Sonia Topazio, attualmente capo ufficio stampa dell'Istituto Nazionale di geofisica e vulcanologia , in un lontano passato (ricopre infatti la sua posizione da ormai dieci anni) ha avuto esperienze di film erotici. Non solo. I comunisti italiani insorgono perché la signora in questione sembrerebbe pure essere raccomandata “alla faccia degli oltre 400 precari” fa sapere Orazio Licandro, coordinatore della segreteria del partito, senza sapere che anche la Topazio rientra nella categoria.Ma ciò che è più sconcertante è che davvero del terremoto non si trova più una riga né sui giornali né sul web. E questo sta scatenando molta rabbia nella gente del posto.

L’Emilia non ha certo bisogno di altri scossoni in questo momento. Posso dire la mia? Chi se ne frega se Sonia Topazio faceva l’attrice porno. A noi non interessa cosa facesse in passato, l’importante è che oggi sappia fare al meglio il suo lavoro. E’ l’unica cosa che conta. Ma qui nessuno più parla delle difficoltà che stiamo vivendo. Ci stanno abbandonando a noi stessi”.

Giuseppe Ruffoni è un editore televisivo, un imprenditore di successo e un uomo tutto d’un pezzo ma, alla luce di ciò che è successo nella sua terra e precisamente a San Felice sul Panaro la voce vacilla così come tutte le sue certezze. Gli chiediamo di raccontarci qual è lo stato d’animo attuale e come evolve la situazione.

Gli emiliani sono forti, ma non possiamo convivere sia con la paura che con l’incertezza. L’angoscia per nuove scosse ci accompagnerà a lungo, e questo ce lo aspettiamo tutti, ma attendiamo, purtroppo invano, che ci tolgano questo senso di insicurezza che tanto ci attanaglia. E lo possono fare solo le istituzioni”.

Ruffoni spera, e come lui tanti imprenditori della zona, che “qualcuno” porti aiuti concreti, che dia certezze e faccia chiarezza su tante situazioni ad ora irrisolte. Perché gli industriali hanno voglia di fare, di lavorare e tornare a vivere la normalità, la quotidianità, ma c’è inquietudine e pochi progetti effettivi cui aggrapparsi. “L’emiliano è una persona concreta, si adegua sempre con quello che ha e fa del suo meglio. Ma noi non sappiamo più quello che abbiamo a disposizione. Faccio un esempio: ci hanno consegnato dei documenti che spiegano per filo e per segno come mettere in sicurezza i capannoni rimasti in piedi dopo la seconda violenta scossa. Ma come possiamo mettere in sicurezza queste strutture senza adeguati finanziamenti? Eravamo giù tutti compromessi dal periodo di crisi, ora siamo letteralmente in ginocchio e se continua così non sappiamo come fare per rialzarci”.

Ruffoni è arrabbiato. E non trattiene sdegno e rabbia per i fallimenti che vede all’orizzonte. “Ripeto, ci vuole concretezza. Le banche propongono tassi agevolati all’1%? Peccato che finora nessuno lo abbia ottenuto. L’unica manovra che poteva, e doveva, essere immediatamente avviata, non è stata nemmeno presa in considerazione. Sto parlando dell’esenzione dell’iva, almeno per l’acquisto dei materiali edili per la ricostruzione di case e fabbriche andate distrutte oppure per chi non ha più un luogo dove stare e deve comprarsi una roulotte o un container. Questi sono aiuti concreti!”.

Alla gente comune quindi non interessa nulla del passato da attrice bollente dell’ufficio stampa, vuole solo tornare ad agire. “Perché noi emiliani, se costruiamo una macchina è una Ferrari, se costruiamo una moto è una Ducati: Noi abbiamo Vasco, Ligabue, la Pausini. Noi siamo orgogliosi della nostra terra e faremo di tutto per ricostruirla al meglio. Vogliamo solo sapere ciò che abbiamo a disposizione per farlo”.

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