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Cronaca

Tutto lavoro e famiglia il killer di Brindisi

Il paese di Giovanni Vantaggiato prende le distanze dal'uomo definito 'distinto e taciturno'

Giovanni Vantaggiato (Ansa)

Taciturno, ma sicuro di se. Ben vestito e “discretamente benestante”. Così viene descritto a Copertino Giovanni Vantaggiato, l'uomo che ha confessato di aver compiuto l'attentato alla “Morvillo Falcone” di Brindisi. Pochi hanno voglia di parlare all'indomani di una giornata densa di avvenimenti che ha portato il paese di 25 mila anime alla ribalta della cronaca.

Le pochissime relazioni sociali del Vantaggiato spingono alcune persone a non “ricordarne neppure il volto”. Forse un modo per prendere le distanze. Così come fa un nipote del presunto attentatore. Interpellato ieri sera da alcuni colleghi di giornali locali, il figlio del fratello di Giovanni dice subito di “non volere avere nulla a che fare con la vicenda e soprattutto con quell'uomo”. Da noi contattato telefonicamente, non vuole aggiungere altro se non che “mio padre e lui non si parlano da tanti anni e anche le nostre famiglie hanno pochi rapporti”. Trapela un certo nervosismo e un distacco tra Vantaggiato e il resto della sua famiglia. Ma anche con il resto della cittadina. “Copertino è la città di San Giuseppe, il santo dei voli e protettore degli studenti e degli aviatori statunitensi, di architetti e pittori del XVI secolo, non di Giovanni Vantaggiato – scrive in una nota la sezione locale di Giovane Italia -. Siamo umiliati dal fatto che il folle attentatore sia un nostro concittadino”.
L'uomo ha trascorso la notte in cella nel penitenziario di Lecce. E' stato condotto nel ramo femminile per evitare che potesse venire a contatto con altri pregiudicati più violenti. “Quanto tempo dovrò rimanere qui?” ha chiesto entrando in carcere. A Vantaggiato, è contestato il reato di strage in concorso aggravata da finalità di terrorismo. Il decreto di fermo è stato firmato dal procuratore distrettuale antimafia Cataldo Motta, da Guglielmo Cataldi, sostituto procuratore della Dda di Lecce, e da Milto De Nozza, pm della procura di Brindisi. Nel decreto di fermo si contesta “il concorso nel reato per coprire ogni eventualità”, ha detto Motta.

L'INTERROGATORIO

Nel corso dell'interrogatorio, nel quale ha sempre mantenuto un atteggiamento passivo e remissivo, Vantaggiato ha ammesso le sue responsabilità per quanto riguarda tre aspetti dell'attentato: il confezionamento della bomba, il trasporto dell'ordigno davanti alla scuola e l'utilizzo delle due auto, l'aver premuto il pulsante che ha attivato la bomba. “Ho portato la bomba di notte, ma non l'ho fatta esplodere perchè‚ a quell'ora non passa nessuno”, ha ripetuto più volte l'uomo. Nulla invece sul movente. “La confessione non è soddisfacente, per cui le indagini comunque continueranno per completare il quadro investigativo”, ha dichiarato il procuratore di Lecce Cataldo Motta. Gli è stato chiesto: “Perchè hai fatto quella strage? Secca e sarcastica la risposta: “Ho avuto un colpo di testa, che volete fare?”.

LA FAMIGLIA

Sempre ben vestito, distinto. Ma nessuno a Copertino lo ha mai visto acquistare abiti in negozi locali. Più facile che si fornisse a Lecce, città che frequentava anche per motivi di lavoro. Più facile trovarlo al centro Tim, dove ieri mattina ha ricaricato il suo cellulare, e poche volte in un bar in zona piazza Umberto, poche decine di metri dalla sua  abitazione. Gli ultimi a vederlo, proprio alcuni avventori del locale. “Ieri mattina aveva preso un caffè, ma lo vedevamo di rado qui dentro”, sottolinea un cameriere.

A Copertino, della moglie e le due figlie, entrambe laureate e sposate, nessuna traccia. Una delle due lavora nell'amministrazione del deposito. Un'attività che fino a qualche anno fa è stata senza dubbio più redditizia in quanto Vantaggiato riforniva anche di carburante per il riscaldamento domestico le abitazioni di Copertino. Poi, con l'avvento del gas metano, il volume di affari era certamente calato. Nonostante questo, l'uomo conservava una piccola imbarcazione, ormeggiata a Porto Cesareo, e con la quale passava alcuni giorni di vacanza durante ogni estate con tutta la famiglia. Non molto relax, in verità, dicono in paese, perchè il lavoro veniva sempre prima di tutto. Nessuno svago particolare, nessuno sport praticato, pochissimi viaggi compiuti. E soprattutto nessun gesto in passato che potesse far pensare ai suoi concittadini ad un gesto così eclatante.

Un suo vicino di casa è un assessore comunale e non nasconde stupore. “Ho saputo che era stato prelevato dalla sua abitazione in tarda mattinata di ieri, ma mai avrei immaginato che si sarebbe arrivato a questo epilogo. Il nostro rapporto era di semplice vicinanza, la sua famiglia è sempre sembrata un po' distaccata. L'intera comunità prende le distanze da questo gesto folle – racconta a Panorama.it - . Se aveva dei nemici? Non credo. E non penso nemmeno che la vicenda della truffa subita lo abbia trasformato in un killer spietato”.

LA TRUFFA

Il nostro interlocutore fa riferimento alle accuse mosse da Vantaggiato a Cosimo Parato e sua moglie Angela, il  commerciante che lo avrebbe truffato, tra il maggio 2007 e il settembre 2009, di oltre 340 mila euro in forniture di carburante. Il 19 aprile scorso il tribunale di Brindisi aveva emesso la sentenza a favore di Vantaggiato. Abbiamo recuperato il dispositivo pubblicato dalla Gazzetta del Mezzogiorno.it (leggi l'allegato): due anni e due mesi di condanna a Parato e il risarcimento “della costituita parte civile da liquidarsi in separata sede civile” (più le spese processuali). Soldi mai avuti. Forse questo potrebbe essere alla base della tragica rappresaglia messa in atto esattamente un mese dopo, il 19 maggio. Voleva colpire il tribunale o qualche luogo simbolico, ha ucciso e ferito ragazze innocenti.  
Emerge anche un altro particolare inquietante: l'attentato alla scuola brindisina potrebbe essere collegato ad un altro compiuto nel 2008 ai danni proprio di Cosimo Parato. La tecnica, stando a quanto appreso da Panorama.it da fonti investigative, sarebbe la stessa del 19 maggio. L'episodio avvenne a Torre Santa Susanna, in provincia di Brindisi e la deflagrazione avvenne al passaggio della bicicletta condotta dall'uomo accusato della truffa. Rimase ferito in modo grave ma riuscì a sopravvivere. Ad indagare fu Milto De Nozza, lo stesso sostituto procuratore a cui è affidato il caso della “Morvillo Falcone”. Sarebbe stato proprio lui a mettere a confronto le due perizie balistiche e trovare straordinarie coincidenze.

IL DEPOSITO DI CARBURANTI

Il deposito e smistamento di carburanti per l’agricoltura e per il riscaldamento è ad appena un chilometro dall’abitato di Copertino, lungo la provinciale per Leverano. Da qualche giorno era sotto osservazione da parte degli investigatori, nell'ambito di un'opera più ampia di perlustrazione che ha portato, nelle due settimane dopo l'attentato, a quasi 1500 controlli e perquisizioni su tutto il territorio di Brindisi, Lecce e Taranto. E' in quel luogo che nascondeva materiale “riconducibile all'evento”, come dicono fonti investigative a Panorama.it. Il cellulare, ad esempio, lasciato volutamente a casa il giorno dell'attentato, ma usato per il sopralluogo alla scuola qualche giorno prima agganciando la cella di un ripetitore a pochi metri dalla scuola, oppure gli occhiali. E soprattutto la Punto bianca, di proprietà della moglie, usata forse anche il giorno stesso della tentata strage.
Si attendono sviluppi. Intanto, alla “Morvillo Falcone” la paura è ancora tanta. Ce lo dicono gli sguardi che incrociamo all'uscita di scuola, le poche parole dette dai ragazzi, la voglia di andare avanti che ancora non è possibile. Oggi le ultime classi hanno gli esami di qualifica. La polizia sorveglia e questo basta. Nel nome e nel ricordo di Melissa, volata in cielo per il gesto di un folle.  

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