Incidente Genova
Cronaca

Torre Piloti, perché è stato condannato il comandante della Jolly Nero

Ecco la sentenza che inchioda il marittimo, principale imputato dell'incidente al porto di Genova. Ma i famigliari delle vittime non ci stanno

Era la notte del 7 maggio 2013 quando la nave cargo Jolly Nero urtò la torre dei piloti del porto di Genova, abbattendola, provocando la morte di nove persone. Quattro anni dopo arriva la sentenza.

Il comandante Roberto Paoloni, il principale imputato, è stato condannato a 10 anni e 4 mesi di reclusione. Condannati anche il pilota, il primo ufficiale e il direttore di macchina. Tutte le condanne hanno però pene dimezzate rispetto alla richiesta dell'accusa. Assolto l'armatore, tra la rabbia dei famigliari delle vittime che gridano: "Assassini". 

 

Cosa era successo alla Jolly Nero al porto di Genova
Costruita negli anni '70, di proprietà dell'armatore Messina, la Jolly Nero i
l 7 maggio 2013, alle ore 23.05, nella manovra di uscita dal porto di Genova, presso il molo Giano, scortata da due rimorchiatori, buttò giù la torre piloti causando nove morti e quattro feriti.

Qualcosa non funzionò. Il motore si spense e la grande mole del cargo in abbrivio - lungo 329 metri e largo 30, con un peso netto di 17mila tonnellate e un peso di dislocamento di 40mila - è piombata sulla torre dentro cui militari e marittimi controllavano il traffico delle navi in porto, riducendola in macerie (il corpo della nona vittima fu ritrovato solo dieci giorni dopo). Una tragedia.


Dalla scatola nera la frase del comandante Paoloni: "Eh niente, buttato giù la torre dei piloti... saranno tutti morti". Non aveva torto. Poco dopo il pilota Antonio Anfossi chiamava il capo piloti del porto: "Ho buttato giù la torre dei piloti. È successo un disastro". Due ore prima, in seguito al mancato avviamento del motore della Jolly Nero, la "profezia" di Paoloni: "
Non è partito niente. Ogni volta che si parte da Genova è sempre... Bisogna farsi il segno della croce".

 

La condanna del comandante Paoloni
Immediatamente indagato, sul comandante Paoloni pesavano le accuse di 
omicidio colposo plurimo, crollo di costruzioni, attentato alla sicurezza dei trasporti e falso ideologico. Il tribunale di Genova, con sentenza del 17 maggio, lo ha condannato per tutti i reati rubricati. È lui il colpevole numero uno. La condanna cumulata porta a un totale di 10 anni e 4 mesi di reclusione contro i 20 anni e 6 mesi chiesti dal pubblico ministero. Paoloni ha assistito alla lettura della sentenza in aula; quando si è allontanato è stato inseguito dai famigliari delle vittime, trattenuti dai loro avvocati.

Sono stato condannati anche il pilota Antonio Anfossi a 4 anni e 2 mesi (contro una richiesta di 10 anni e 6 mesi), il primo ufficiale della Jolly Lorenzo Repetto a 8 anni e 6 mesi (per lui erano stati chiesti 10 anni e 6 mesi), il direttore di macchina del cargo Franco Giammoro a 7 anni (contro i 10 anni e 6 mesi chiesti). 

Il giudice Silvia Carpanini ha assolto il delegato della Messina Giampaolo Olmetti (il pm aveva chiesto 17 anni) e il terzo ufficiale della Jolly Cristina Vaccaro (contro una richiesta di 8 mesi): il fatto non sussiste. Sulla società armatrice Ignazio Messina grava solo un illecito amministrativo per una sanzione di 1 milione e 50 mila euro (il pm aveva chiesto il commissariamento per un anno con corresponsione degli utili allo Stato e una sanzione di 2 milioni e 250 mila euro). 

Sono di quasi 6 milioni di euro le provvisionali concesse ai famigliari delle nove vittime; dovranno essere corrisposte da Paoloni, Anfossi, Repetto e Giammoro con il legale rappresentante della Messina. Riconosciute provvisionali per 5 milioni al ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, 6 milioni e 500 mila euro per il ministero della Difesa e 3 milioni per il ministero dell'Economia. 

Le reazioni alla condanna
In aula è vibrata la rabbia dei famigliari delle vittime: 
"Assassini, assassini. Avete ammazzato nove persone, non finisce qui".

Adele Chiello porta con sé la foto di Giuseppe Tusa, suo figlio, 30 anni, sottocapo di seconda classe morto quella tragica notte: "Non ci siamo proprio, i veri responsabili, Olmetti e i Messina, sono stati il primo assolto e i secondi puniti con una multa. Paoloni è un mascalzone". E ancora: "Ho creduto nella magistratura, ma sono delusa. Il pm ha lavorato bene, ma non ci siamo. Bisogna far uscire la melma dal porto di Genova".

Moderata soddisfazione, invece, per il difensore di Paoloni che parla di "sentenza equilibrata". "La sentenza di condanna era attesa essendo Paoloni il comandante della nave e principale imputato dei reati contestati", ha detto l'avvocato Romano Raimondo. "Sulla misura della pena ci riserviamo dopo aver letto le motivazioni di fare appello. Riteniamo che si tratti di una sentenza equilibrata perché arriva dopo un lungo periodo di pesante pressione mediatica che avrebbe potuto facilmente deviare il ragionamento del giudice".

Le indagini ancora in corso
Non finisce qui. Ci sono altre due indagini ancora aperte. Un
a riguarda la costruzione della torre piloti in quel particolare luogo, indagine che ha già due persone iscritte nel registro degli indagati.

La seconda indagine coinvolge alcuni ispettori del Registro navale, il Rina, l'ente che certificava le navi per la società Messina. Altre verità - o presunte tali - devono ancora emergere dalle acque genovesi.

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