Cronaca

Test Invalsi: Nord bene, Sud male

I risultati dei questionari raccontano un'Italia divisa. Ecco la realtà raccontata da un docente di una scuola media siciliana

E' polemica sui risultati dei test Invalsi (credits: Riccardo Sanesi/LaPresse)

"E' vero. Nella mia scuola i ragazzi hanno grosse lacune. Ma gli Invalsi non dicono tutto i loro. Non raccontano le loro storie, le personalità, il carattere, soprattutto le capacità che non sono seconde a quelle di nessuno..."

I risultati dei test Invalsi a cui si sono sottoposti gli studenti raccontano la solita Italia spaccata in due (almeno in classe). La preparazione dei ragazzi del sud infatti risulta ancora sotto la media nazionale e soprattutto pare essere molto più bassa di quella dei ragazzi del nord. Michele Mangione insegna lettere all'Istituto "De Amicis" di Randazzo (Catania). Ecco cosa vede tutti i giorni da dietro la cattedra.

"Non si può negare la realtà ed i risultati del test. Che, in quanto tale, piaccia o no piaccia, funziona. Non si può però raccontare la realtà della scuola del sud, come quella dove insegno, senza pensare ai problemi sociali, economici e storici del territorio. Uno su tutti: questi ragazzi a casa, tra di loro, insomma nella vita di tutti i giorni parlano in dialetto. Questo comporta enormi difficoltà. Vorrei però aggiungere una cosa su questi test: non tutti i docenti li ritengono importanti. Lo vedo, lo capisco dalle discussioni interne. I colleghi più anziani non danno molta importanza, mentre per i più giovani come me vengono vissuti come un appuntamento importante. Anche questo, alla fine, influisce sui risultati".

Avete anche problemi legati alle presenze?

"No, quello no. I ragazzi sono legati alla scuola e lo sono anche i genitori. Non abbiamo quindi problemi legati alla dispersione. Anzi. Sono molto seguite anche le attività extra scolastiche, come i corsi europei in programma al pomeriggio. C'è quindi la voglia e la volontà di fare. Ma i problemi strutturali restano ed è difficile metterci una pezza".

Idee nuove?

"Qui prima che pensare a nuove proposte sarebbe bello far funzionare le cose "vecchie" ma che funzionano sempre, come la lettura. Sono pochissimi i ragazzi che riescono a leggere anche solo un libro all'anno. Chiedo a loro quindi uno sforzo, di prendere in mano qualsiaso cosa: dal libro al quotidiano, dal fumetto alle istruzioni del videogioco. Non importa cosa leggono ma che leggano. Questo però, va detto, non è un problema solo dei ragazzi del sud..."

In che senso?

"In passato ho insegnato in una scuola del nord, a Ravenna. Era in Istituto alberghiero e la media dei ragazzi che leggevano un libro era identica a quella di oggi a Randazzo".

Quante volte ha pensato: "Vorrei avere una classe al Nord con ragazzi più preparati?"

"Mai. Anzi. Il mio pensiero è costantemente il contrario. Io voglio continuare a lavorare nella mia terra, con questi giovani, per cercare di colmare questo gap con i loro coetanei del nord e non solo. Sa. Questi ragazzi hanno delle personalità incredibili, delle potenzialità che esprimono in maniera straordinaria magario in un altro campo della vita, fuori dalla scuola. E quando riesci a scoprirle, quando riesci ad entrare in contatto con loro ti danno delle soddisfazioni che mi riempiono la vita, tutti i giorni".

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