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Cronaca

Terrorismo: ecco chi sono gli anarchici arrestati

La Procura di Perugia e i Ros hanno documentato il legame tra gli anarchici italiani e quelli greci. Ma attenzione alla Toscana

Terrorismo:ecco il legame tra gli anarchici italiani e quelli greci

– Credits: Foto Daniele Bottallo - LaPresse

C' e' una stessa ''matrice organizzativa'' dietro all'indagine della procura di Perugia su un gruppo anarco-insurrezionalista e l’attentato al manager dell'Ansaldo, Roberto Adinolfi. L'operazione antiterrorismo condotta dal Ros contro appartenenti alla Federazione anarchica informale (Fai) e al Fronte rivoluzionario internazionale (Fri), che ha portato all’arresto di 10 persone e alla denuncia di altri 24 personaggi, ha documentato una ''saldatura'' tra la componente italiana e greca dell'anarco-insurrezionalismo'.  

E questa è la prima ed importante svolta investigativa che sarà fondamentale per riuscire a far chiarezza anche dell'attentato di Genova.

L’operazione dei carabinieri del Ros, infatti, ha permesso di individuare le componenti "ideative ed esecutive" dei vari attentati portati a segno negli ultimi mesi. Non solo, il nome dell'anarchica greca richiamato nella denominazione della cellula dell'attentato di Genova ad Adinolfi, Olga, e' anche indagata nell'inchiesta di Perugia.

Ma nonostante siano stati rilevati importanti punti di contatto con gli anarchici arrestati, per quanto riguarda il simbolo dell'azione genovese, gli investigatori sottolineano che il ferimento del manager dell'Ansaldo non e' stato contestato, al momento, ai dieci arrestati dalla procura perugina.

Durante le perquisizioni, però, sono spuntati elementi meccanici ed elettrici, come molle, fili e bulbi di lampadine, solitamente utilizzati per preparare plichi esplosivi da spedire per posta oppure altri ordigni da far esplodere in loco. Tutto materiale che rientra nel "manuale dell'anarco-esplosivista", spiegano gli investigatori ovvero in quel libro consultato dagli anarchici: "Mille modi per sabotare il mondo".

Tra gli arrestati di questa mattina, compaiono nomi e volti “sconosciuti” ovvero personaggi che orbitavano nel mondo anarchico ma fino ad oggi mai “cellule” attive,  ma anche elementi di spicco, già protagonisti in passato di attentati e danneggiamenti, come Marco Camenisch, 60enne svizzero detenuto nel Paese elvetico e Gabriel Pombo Da Silva, 44enne spagnolo attualmente detenuto in Germania.

Sono loro anche anagraficamente i più “anziani” del gruppo arrestato in questo blitz dei Ros assieme a Gabriele Fosco, 50 anni residente a Pisa. In manette sono finiti  Elisa Di Bernardo, 36enne toscana; Alessandro Settepani, 26enne originario del ternano, Sergio Maria Stefani, 30enne romano, Katia Di Stefano, 29enne toscana ma residente a Roma, Giuseppe Lo Turco, 23enne, residente a Genova, Paola Francesca Iozzi, 31enne marchigiana e Giulia Marziale, 34enne domiciliata a Terni.
Gli indagati, invece, sono 24 anarco-insurrezionalisti tra cui 6 greci della Cospirazione delle Cellule di Fuoco, già detenuti.

Ma nonostante l’inchiesta sia della procura di Perugia, sembra essere la Toscana a giocare un ruolo fondamentale nelle vicende e negli attentati legati al mondo anarchico.

Tre su dieci delle persone arrestate sono toscane e farebbero parte degli "eredi" del nucleo storico che faceva capo al circolo anarchico pisano 'Il Silvestre', dal quale avevano preso le mosse anche le Cor, le Cellule di Offensiva Rivoluzionaria, condannate per diverse rapine o attentati a tralicci e agenzie di lavoro interinale compiuti alla fine degli anni Novanta e gli inizi del Duemila.

La Toscana, infatti, ha anche un legame stretto, ormai decennale, proprio con uno degli arrestati di oggi: Marco Camenisch.  
Il 14 febbraio del 2002, infatti, quando Camenisch si sposò nel carcere di Biella con Emanuela Centi, massese e sempre molto attiva sulle tematiche ambientaliste, alcuni anarchici toscani presenziarono persino alle nozze ed erano gli stessi anarchici legati al circolo "il Silvestre".

Dal luglio del 2003, secondo le indagini dei carabinieri del Reparto Operativo di Pisa e del Ros di Livorno, gli anarchici toscani si sono proposti “il compimento di atti di violenza con fini di eversione dell’ordine democratico, programma attuato mediante la commissione di più delitti, di danneggiamento e violenza privata, attraverso la spedizione di lettere contenenti bossoli di arma comune da sparo, di fabbricazione, detenzione e porto illegale di esplosivi (composti da taniche di materiale infiammabile costituiti da tavolette di materiale infiammabile, zampironi e fiammiferi), detenzione illegale di proiettili per arma comune, azioni tutte rivolte contro sedi ed esponenti di sindacati (Ugl, Cisl, Uil), di partiti politici - quali Alleanza Nazionale, Forza Italia, La Margherita, L’Italia dei Valori - caserme dei carabinieri, giornalisti, agenzie per il lavoro interinale, imprese e professionisti”.

Ed infatti di Cellule di Offensiva Rivoluzionaria si tornerà a parlare anche all’inizio di maggio 2006 con un blitz del Ros contro i militanti della ‘A’ cerchiata. Tredici persone furono arrestate su richiesta del capo della procura fiorentina Ubaldo Nannucci e del sostituto procuratore Angela Pietroiusti. Ai 13 arrestati venne attribuita la paternità dell’attentato messo a segno con un ordigno esplosivo il 4 agosto del 2005 all’agenzia di lavoro interinale Adecco di Pisa, dell’attentato dinamitardo avvenuto nella notte tra il 22 ed il 23 settembre del 2005, ad un traliccio dell’alta tensione della linea “La Spezia - Acciaiolo” in località Rupe Cava nel comune di San Giuliano Terme e anche quello alla Bnl di Forte dei Marmi, considerata dagli anarchici una “banca armata”.

Ma la Toscana è anche la “banca” degli anarchici.

E' il leader del circolo pisano Il Silvestre ad aprire il primo conto corrente presso l’Ufficio Postale di Asciano Pisano, dove venivano fatti confluire i pagamenti per l’acquisto e la spedizione del manuale “Mille modi per sabotare questo mondo” e il denaro per il sostegno degli anarchici detenuti.  Ma il conto corrente postale di Asciano non è stato il solo: gli anarchici si sono serviti anche di un altro bancomat:  l’Ufficio Postale di Tirrenia, Livorno, utilizzato per raccogliere fondi da tutta Italia per i detenuti anarchici in Spagna.

E sono sempre gli anarchici toscani a mettere in rete persino una canzonetta contro i carabinieri del Ros:  
«Che stress, che stress i Ros… e il 270 bis! Perquisizione all’alba, nel sonno profondo. Che stress, che stress i Ros e il 270 bis… controllate i Ros.
Controllate tutto. Controllate sempre ma poi non capite niente. Digos, Ros, Ministro e PM. Sempre alle calcagna ma poi non capite niente Digos. Ros nella nuova inquisizione. Voi vi presentate a casa col decreto di perquisizione, ma ora su forza sciò filate via, questo non è il paese della polizia!».

“Nessuno si vuole addentrare nei rapporti tra anarchici e brigatisti- si spiega nella rivista dell’intelligence italiana, Gnosis- basta limitarsi a osservare che Marco Camenisch ha conosciuto Nicola Bortone in carcere e che le Cor, oltre a battezzare l’articolazione romana "Mario Galesi", hanno anche spedito una lettera alla brigatista  Nadia Desdemona Lioce”.

“Il blitz di oggi è una risposta dello Stato all'aggressione di matrice anarco-insurrezionalista" commenta il comandante del Ros, il generale Giampaolo Ganzer ma il fenomeno  anarchico- insurezionalista è e rimane comunque un fenomeno da non sottovalutare.

Sempre la rivista dell’Aisi, Gnosis, scrive a proposito degli anarchici:  

“E' un fenomeno sociale le cui dimensioni ridotte non ne diminuiscono il rischio e non ne influenzano la capacità di alimentare una notevole tensione nei territori che in prevalenza ne sono interessati. Ciò che preoccupa è la capacità di questi movimenti di catturare e di fidelizzare il malcontento giovanile e di incanalarlo nell'alveo di una lotta che può avere obiettivi ma non esiti e che non contribuisce affatto alla crescita politica del Paese, della quale rappresenta, anzi, una delle zone d'ombra. Fenomeni di questo tipo costituiscono una costante di ogni sistema democratico, forse uno scotto da pagare e fino a quando non saranno assorbiti e ricondotti nell'ambito del dibattito ufficiale e civile su come vada organizzata la vita in società (poiché anche la posizione di un anarchico, se lealmente rappresentata, merita attenzione in una democrazia), continueranno ad essere giustamente perseguiti e compressi in un microcosmo che ne limita fortemente la capacità di espressione, un microcosmo che non sembra invero preoccupare i sostenitori di queste posizioni estremiste che, anzi, lo considerano il naturale campo di espressione delle loro idee, quasi come se esse ontologicamente avessero una dimensione così limitata. In una democrazia tutto ciò origina e determina l'inevitabilità del fallimento”.

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