Cronaca

Terremoto: Sonia, Eva, Vanna e le altre...la verità dalle voci delle tendopoli

Tende sovraffollate, poche docce, detersivo calmierato. Ecco come si vive in Emilia a un mese dal terremoto

Tendopoli di Rovereto di Novi

A Rovereto di Novi, uno dei comuni più colpiti dal terremoto che ha sconvolto l'Emilia, questa mattina il termometro segnava 36 gradi. Ma nel campo allestito dalla Protezione Civile quello che temono di più i 100 sfollati è l'arrivo dell'inverno. Qualcuno li ha avvisati che potrebbero rimanere in queste tende da uno a tre anni. "Se fosse così -  dicono - impazziremmo tutti".

Le loro case sono per la maggior parte gravemente danneggiate, altre devono essere abbattute. Per farlo gli sono stati chiesti 30mila euro. Sonia ha dormito in macchina per 20 giorni ed e' riuscita a trovare un posto letto per se', il marito e la figlia solo ieri sera. Quello che ha trovato nelle tendopoli è il detersivo calmierato per lavare i panni, una sola doccia per tutti, due turche e un gabinetto, i lavandini troppo piccoli anche solo sciacquarsi la faccia.

"Ci sentiamo dei carcerati - si lamenta Eva - non ci permettono nemmeno di ricevere le visite dei nostri parenti. Il cibo è scadente, siamo in 10 in una tenda". Eva piange per sua figlia Gloria che ha 16 anni e ci accompagna a vedere la sua "casa". Si scusa per il disordine, ci mostra il suo "armadio", una sedia con tutti i vestiti ammonticchiati sopra. Ha voglia di studiare per arrivare preparata a settembre quando ricomincerà la scuola, ma i vigili del fuoco le hanno impedito di andare a recuperare i suoi libri in casa.

Vanna ha la sclerosi multipla e da 7 anni vive su una sedia a rotelle. Le avevano proposto di andare in albergo a Modena, ma purtroppo la sua carrozzina non passava tra le porte dell'ascensore. Da un mesi si lava a pezzi e desidera più di ogni altra cosa una messa in piega. Imen, 10 anni, non può andare al campo giochi con gli altri bambini perché i suoi genitori non hanno i 45 euro a testa a settimana per lei, il fratellino e la sorellina. Le mancano tanto la televisione e le sue adorate foto e se le chiedi di esprimere un desiderio ti risponde con una sola parola: casa.

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La prima testimonianza è quella di un'impiegata della questura di Modena che ha vissuto anche il sisma dell'Irpinia del 1980. Ma quella di questa donna, che vive nel capoluogo emiliano da dieci anni, è solo la prima di una serie di testimonianze che ci stanno giungendo in queste ore.  

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