Un frame del documentario "Terra Nera"
Cronaca

Terra Nera: il docufilm sul caporalato nelle campagne siciliane

Un viaggio nelle campagne siciliane tra immigrati e braccianti sfruttati in un docufilm prodotto dalla Cgil

Non è solo uno splendido documentario, una testimonianza eccezionale tra il docufilm e l’inchiesta, ma è addirittura la prima pellicola pensata da sindacalisti e con sindacalisti attori sul campo. Viene infatti presentato il 12 marzo a Catania il documentario “Terra nera” girato dai registi Riccardo Napoli e Massimo Malerba, un viaggio tra le campagne siciliane dove ancora trionfa il caporalato e i braccianti vengono selezionati tra la schiuma della terra: immigrati, disoccupati senza tutele, minori, e tutto nella più assoluta illegalità.

Un progetto nato all’interno del sindacato, la Cgil catanese, e soprattutto da un’idea del segretario provinciale della Flai- Cgil, Alfio Mannino, che non solo l’ha fortemente voluto ma addirittura interpretato, accompagnando, insieme all’altro sindacalista Pino Mandrà, i registi nelle campagne delle nuove schiavitù, le piazze di raccolta, aziende agricole della provincia: Paternò, Adrano, Acireale, Aci Catena, terra di agrumi e soperchierie.

«E’ il miglior modo di svolgere il nostro compito. Ma è anche la risposta a chi oggi interroga i sindacati. Quest’opera non è solo sindacato di strada, ma una missione che a Catania ci siamo intestati da tempo. La lotta contro il caporalato, lo sfruttamento degli immigrati, la piaga del lavoro nero che colpisce i braccianti italiani e tutto nell’assoluta indifferenza delle istituzioni» spiega Mannino.

Girato con la tecnica del cinema di denuncia, il documentario sarà proiettato non solo in Sicilia ma anche a Livorno, Firenze, Roma «ma è solo l’inizio» fanno sapere dalla Cgil. Di certo il documentario non è solo una felice intuizione ma rimane la prima vera e sconvolgente presa diretta del ritardo meridionale, dell’inefficacia legislativa, l’intollerabile sfruttamento che riporta indietro la Sicilia all’epoca dei campieri e della crudeltà della vita dei campi. «Nel nostro viaggio - dice il segretario della Flai catanese - abbiamo scoperto non solo i magrebini e i rumeni, la manodopera che costa meno, ma anche minori di 12 anni costretti a lavorare. Insomma, il documentario serve ancora una volta a rilanciare le nostre proposte; proposte chiare e semplici: un mercato dove l’incrocio tra domanda di lavoro e offerta avvenga alla luce del sole; severità verso quelle aziende che galleggiano nell’illegalità e sfruttano lavoratori in nero, dunque nessun aiuto comunitario né fiscalità di vantaggio».

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