Firenze, discoteca Flò
Cronaca

Stupro di Firenze, cosa dicono le due americane e la versione dei carabinieri

Ecco la ricostruzione dei fatti: l'accusa delle due studentesse, la replica di uno dei due militari, la posizione dell'Arma

La notte tra mercoledì 6 settembre e giovedì 7 settembre due ragazze americane, studentesse a Firenze, sarebbero state stuprate da due carabinieri. Da coloro che avrebbero dovuto garantire la loro sicurezza, anche visto che le due giovani erano in stato alterato dall'alcol.

Questa, almeno, è l'accusa lanciata delle due ragazze. Uno dei due carabinieri ha ammesso di aver avuto un rapporto sessuale con una delle due, sostenendo però che la giovane era consenziente e che non sembrava ubriaca.

Ecco la ricostruzione dei fatti.  

Cosa sappiamo finora

Le due studentesse statunitensi hanno 19 e 21 anni. Sono da poco in Italia, a Firenze, per studiare all'Istituto internazionale Lorenzo de' Medici che, nel corso di orientamento introduttivo, aveva raccomandato loro di non fidarsi degli sconosciuti e, in caso di difficoltà, di rivolgersi solo a carabinieri e polizia. Giusto consiglio che però ora sa di beffa.

Nella notte tra il 6 e il 7 settembre, l'incontro tra i due carabinieri e le due belle ragazze avviene al bar della discoteca Flò, vicino a piazzale Michelangelo. Secondo un testimone, le giovani sarebbero già state vistosamente ubriache e barcollanti. Poco dopo le 2.15 alcune pattuglie dei carabinieri sono arrivate al locale per sedare una rissa, nel frattempo già placatasi. I due carabinieri hanno attaccato bottone con le due americane, poi se ne sono andati. Mentre le altre due gazzelle sopraggiunte si sono allontate definitivamente dalla zona, i due erano ancora nei pressi quando, incrociando di nuovo le ragazze alla ricerca di un taxi, si sono offerti di portarle a casa. Le regole, tra l'altro, vieterebbero il trasporto di passeggeri se non per ragioni di servizio.

Testimoni hanno visto le due ragazze salire sull'auto di servizio dei carabinieri, davanti alla discoteca. Le immagini di alcune telecamere di sorveglianza confermano il percorso fatto dalla gazzella, fino a davanti l'abitazione delle due giovani statunitensi, nel centro di Firenze.
Arrivati nella palazzina dove le due alloggiano insieme ad altre connazionali, il racconto si trasforma in incubo, secondo la versione delle studentesse.

Cosa dicono le ragazze americane

Le ragazze hanno raccontato che i due uomini, "dai modi gentili e rassicuranti", una volta parcheggiata l'auto le hanno invitate a entrare nel portone del palazzo. Ed ecco che è scattata la violenza. 

Uno dei carabinieri avrebbe abusato di una delle due nell'androne del palazzo e l'altro della seconda nella cabina dell'ascensore. Tracce biologiche compatibili con un rapporto sessuale sarebbero state trovate dai poliziotti della scientifica nell'androne fino all'appartamento delle due ragazze. E gli esami eseguiti all'ospedale confermerebbero che le due ragazze hanno avuto rapporti sessuali. 

"Ero nell'ascensore e uno dei due mi ha costretta a un rapporto", ha dichiarato una delle due. "Non gridavo perché impaurita e intontita". 
L'altra ha raccontato: "L'altro carabiniere mi è saltato addosso sul pianerottolo, non ho gridato perché aveva la pistola". 

La gazzella dei carabinieri è rimasta ferma e vuota lungo il marciapiede davanti a casa delle due ragazze per 20 minuti, ripresa dalle telecamere della zona. È ripartita alle 3.13. 

Dopo aver raccontato quanto avvenuto alle coinquiline ed aver raccolto le lacrime copiose, alle 4 le ragazze hanno telefoto alla polizia per denunciare gli abusi. È iniziato il turbinio di visite (in tre ospedali), verifiche, riconoscimenti. La ventunenne ha riconosciuto il suo aggressore in foto, la diciannovenne no perché troppo alterata.

Gli esami a cui le due sono state sottoposte hanno confermato l'assunzione di bevande alcoliche per entrambe e, per una di loro, anche il consumo di hashish.

Cosa dicono i carabinieri

I due militari accusati di stupro sono stati al momento sospesi dall'Arma a titolo precauzionale. Uno ha 40 anni, 20 anni di servizio, è separato con un figlio. L'altro ha 30 anni ed è single. 

Sabato 9 settembre uno dei due si è presentato spontaneamente in procura, accompagnato dal suo legale, per rilasciare la sua versione dei fatti e difendersi dalle accuse che gli sono piovute addosso. Davanti al pm titolare dell'inchiesta, Ornella Galeotti, ha ammesso di aver avuto un rapporto con una delle due americane ma ha ribattuto che la giovane "era consenziente".
La sua difesa: "Non è vero che sembravano ubriache. Non me ne sono accorto, e sono state loro a invitarci a salire fino a casa. Noi ci siamo andati e ho avuto un rapporto sessuale ma la ragazza era conseziente". 

Si è giustificato, inoltre, sostenendo che la ragazza sembrava avesse "un'aria più matura, vicino alla trentina d'anni". Si è definito "devastato" e consapevole di aver fatto un atto "inqualificabile", aggiungendo: "Non so perché mi sono fatto trascinare in questa situazione".

Le replica dell'accusa

Gabriele Zanobini, avvocato che rappresenta la diciannovenne, ha osservato che "la violenza sessuale non si consuma solo con la violenza fisica o con la minaccia, si consuma anche, e lo dice il codice penale, abusando delle condizioni di inferiorità psichica o fisica al momento del fatto: e le due ragazze erano in una situazione alterata, anche a causa dell'alcol, e in questa fattispecie segnalata dal codice penale il non consenso è implicito".

La stampa italiana ha lanciato un'insinuazione velenosa alla due ragazze: le studentesse avrebbero sottoscritto in patria una polizza anti stupro. In merito, il legale Zanobini ha spiegato che le giovani non erano a conosceza dell'assicurazione e che, in ogni caso, si tratterebbe di una polizza generica che viene stipulata come consuetudine dalle università americane per i propri studenti all'estero. Coprirebbe diversi episodi come la rapina o un incidente. 

Perché se ne parla

Suscita scalpore e rabbia che coloro che dovrebbero garantire sicurezza e legalità, diventino aggressori. Che quella divisa rassicurante sia usata come mezzo per ordire sudici piani.

"È imperdonabile, anzitutto per noi, il grave danno che stanno facendo all'Arma", ha detto il generale Tullio Del Sette, comandante generale dell'Arma. "Questi fatti ci feriscono nel prestigio, gravemente".

Ma il ministro della Difesa Roberta Pinotti rivendica l'onore dell'Arma dei carabinieri: "Due persone, due mele marce, non bastano per macchiare la reputazione dell'Arma". 

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