L’attentatore di Nizza, il francese di origini tunisine di 31 anni, Mohamed Lahouaiej Bouhlel, non era solo. O meglio non può aver progettato, pianificato l’attentato sulla Promenade des Anglais, da solo. Qualcuno deve averlo aiutato a procurarsi il camion e l’arma che ha utilizzato per sparare sulla folla.

Ne sono convinti gli investigatori che stanno cercando di capire se gli altri terroristi fossero mescolati alla folla durante l’attentato, e adesso in fuga dalla città della Costa Azzurra verso l’Italia.

 

Controlli alle frontiere terrestri

A pochi minuti dalla strage, infatti, sono scattati controlli capillari su tutte le auto che sono entrate e stanno entrando in Italia dai tre valichi minori. Sulla frontiera autostradale di Ventimiglia, invece, le verifiche vengono fatte solo su alcune auto.

La paura degli investigatori è quella che possa ripetersi quanto accaduto dopo il massacro al teatro Bataclan, quando il terrorista Salah Abdeslam, oggi estradato nelle carceri francesi, riuscì ad arrivare incredibilmente in Belgio, passando in mezzo ai posti di blocco. Era la notte del 13 novembre scorso.

Ma la vicinanza con la cittadina della Costa Azzurra non poteva far innalzare il livello di sicurezza anche in Italia e soprattutto intensificare lo scambio di informazioni con le altre forze di polizia europee. 

Riunito il Comitato Analisi Strategica Antiterrorismo

Questa mattina, infatti, dopo il Comitato per l'Ordine e la Sicurezza che si è svolto nella notte nella prefettura di Imperia, al Viminale si è riunito il Comitato Analisi Strategica Antiterrorismo con i vertici delle forze dell’ordine, i Servizi e lo Stato Maggiore della Difesa. 

“Le nostre strutture di intelligence e delle forze di polizia — assicura il ministro Alfano — lavorano 24 ore al giorno per fare il massimo della prevenzione, ma nessun Paese può dirsi a rischio zero”.

Un pericolo che è dettato, come ha dimostrato proprio la strage di Nizza, non solo da foreign fighters di rientro dai teatri di guerra della Siria, ma anche da singoli attentatori che si radicalizzano nella carceri o nei sobborghi delle città, inaccessibili alla polizia.

Dopo il vertice, Nicola Latorre, Presidente della Commissione Difesa a Palazzo Madama, ha dichiarato: "L'offensiva si sposta in luoghi che non sono presidiati in maniera strutturata e organica, come sono gli aeroporti le stazioni, le metropolitane ma nei centri che non sono le grandi metropoli, le capitali, dove c'e' una intensa presenza delle forze di sicurezza. E dunque questo sollecita un adeguamento delle nostre misure di sicurezza".

Allertati i Reparti Speciali

Già dalla tarda serata di ieri sono già stati allertati i Reparti speciali del Gis dei Carabinieri e i Nocs della Polizia di Stato. Allertati anche gli uomini del 1° Reggimento Paracadutisti Tuscania di Livorno, già in servizio di prevenzione, da moltissimi mesi, in luoghi considerati come "obiettivi sensibili". 

Per testare il grado di prontezza del nostro apparato di sicurezza, infatti, si è svolta pochissime ore prima dell'attentato di Nizza, un’esercitazione alla stazione Termini di Roma denominata "Termini 2016" che ha coinvolto proprio gli specialisti di Gis e Nocs ma anche dei reparti speciali della di Guardia di finanza. Si è trattato di una simulazione in caso di un attacco terroristico.

Tra le misure di prevenzione che probabilmente saranno innalzate ulteriormente a seguito dell’incontro di questa mattina del Comitato Analisi Strategica Antiterrorismo, quelle presso le frontiere aeroportuali e marittime, le metropolitane e ai terminal ferroviari.

Ma proprio lungo la linea ferroviaria di Ventimiglia, nei giorni scorsi si erano già intensificati i controlli a seguito delle tensioni sul confine italo-francese con i migranti. Una situazione che ormai va avanti da molte settimane.



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