Madre e figlia uccise: Solomon ha confessato
Cronaca

La storia di Solomon, il giovane calciatore che ha ucciso madre e sorella

Ha confessato di averle massacrate nella loro casa di Parma. La squadra lo descrive come timido e riservato, ma sembra soffrisse di depressione

Sognava di diventare un campione di calcio, Solomon Nyantakyi, ma per problemi caratteriali si era dovuto accontentare di giocare nella serie D. Disturbi gravi, forse depressione che l’11 luglio 2017 lo hanno portato a uccidere la madre e la sorella.

La storia

Nato ad Accra, in Ghana, il 25 marzo del 1996, Solomon vive da 13 anni in Italia dove è si trasferito con la famiglia.

“Mi sono trasferito con la mia famiglia, però mio padre abitava già qua, quindi son venuto in Italia con mia madre e mio fratello. Dopo ho avuto una sorellina", così raccontava in un’intervista postata su YouTube della sua famiglia.

La piccola rimasta vittima del massacro di ieri era infatti nata in Italia e aveva 11 anni. la sua mamma, 43. Ma il movente ancora è sconosciuto.

La carriera calcistica

Solomon, oggi 21 anni, dimostra fin da subito i numeri per diventare qualcuno: il fisico giusto, i piedi veloci. Ma non ha “la testa”. Alcuni disturbi dell'umore gli impediscono di arrivare in fondo alla strada del successo che aveva intrapreso. Aspira alla serie A, il suo mito è Juan Guillermo Cuadrado, il centrocampista colombiano della Juventus, ma gioca per l’Imolese Calcio.

La sua carriera calcistica parte a 8 anni con l'Aurora per poi passare al Milan Club. Qui, arriva la chiamata alla Primavera del Parma. A 17 anni infatti viene convocato in prima squadra diverse volte da Donadoni, ma quei suoi problemi vengono fuori e gli impediscono di fare il salto di qualità.

La depressione

Timido, molto riservato, un ragazzo “particolare” nei rapporti con gli altri ed esigente, determinato, duro con se stesso in campo. Così lo descrivono i compagni di squadra in un’intervista rilasciata a Parma Channel, quei ragazzi dell’Imolese Calcio con cui giocava come centrocampista. 

Il suo ex allenatore

"Sono senza parole: era un ragazzo pacifico e molto taciturno, non avrebbe mai fatto male a una mosca. Ma ha sofferto di depressione", ha dichiarato Cristiano Lucarelli, ex attaccante del Livorno e della nazionale, che ha allenato Solomon Nyantakyi nelle giovanili del Parma.

"Dal suo comportamento introverso nelle giovanili del Parma si vedeva che aveva dei problemi - aggiunge Cristiano Lucarelli - Però mai, mai, mai l'ho visto alzare la voce, litigare con qualcuno, avere una reazione scomposta. Era ipereducato. Ora sono scosso, davvero ha confessato? Era esattamente quel tipo di ragazzo dal quale non ti aspetteresti mai una cosa del genere". Lucarelli non sa se negli anni passati Solomon fosse stato in cura da uno psicologo, ma sottolinea di aver provato "ad aiutarlo" per la sua depressione.

"Sapevo, e lo chiamai al Cuoiopelli, in LegaPro: è la squadra di Santa Croce sull'Arno, 200 chilometri da Parma. Si allenò con noi quindici giorni, poi scappò ... Venne da me a dire che gli mancava la famiglia, gli amici, casa ... Pensai fosse nostalgia. E ora sono sconvolto".

Di Solomon parla anche l'altro Lucarelli, Alessandro, capitano del Parma anche negli anni in cui il giovane ghanese si aggregò alla prima squadra in A. "Anche io avevo sentito parlare della sua depressione. Era molto tranquillo, un po' chiuso, non legava con nessuno in particolare: qualcosa di singolare tra i suoi coetanei, specie i ragazzi africani molto estroversi. E ora questa cosa incredibile..."

Che cosa è successo

L’11 luglio sera Nfum Patience, 45 anni e la piccola Magdalene Nyantakyi di 11, entrambe di origini ghanesi ma da anni residenti in Italia, sono state ritrovate morte nel loro appartamento in via San Leonardo, nei pressi della stazione ferroviaria di Parma.

Sul loro corpo sono state rilevate molte coltellate, forse inferte con un oggetto contundente. Sulle pareti e sui pavimenti numerosi gli schizzi di sangue, tanto che per gli inquirenti non è stato facile raggiungere la scena del crimine senza correre rischi di inquinare le prove calpestando le tracce ematiche.

A denunciare il duplice omicidio è stato un terzo figlio della donna, Raymond Nyantakyi, 25 anni, tornato a casa dal lavoro. La ricerca dell’assassino è fin da subito ricaduta su Solomon che si era reso irreperibile, il suo telefonino (dopo accertamenti) è risultato irraggiungibile dal momento del delitto. Fuggito a Milano è stato intercettato dalla Polfer alla stazione Centrale. Da lì, la confessione.

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