A distanza di sei anni dalla morte di Stefano Cucchi, la sorella Ilaria ha voluto ricordarlo davanti a quel reparto detenuti dell'ospedale Pertini di Roma dove il giovane il 22 ottobre 2009 morì a una settimana dal suo arresto per droga. Un mazzo di fiori lasciato davanti all'ingresso, e una frase detta a bassa voce e con le lacrime agli occhi: "Nel male, comunque quest'anno guardiamo positivo".

"Questa per noi è la giornata dell'anno in cui non si riesce neanche a parlare - ha detto Ilaria Cucchi -. Ognuno vive il suo dolore nel suo cuore. Mia madre è andata al cimitero, io sono venuta qui perché sei anni fa non l'ho saputo proteggere. Sono qui perché in questi sei anni mi sono sentita in colpa con lui". Ilaria ha detto di avere un solo pensiero, definendolo un dramma: "È il fatto che Stefano se ne è andato da solo come un cane, forse credendo che l'avevamo lasciato solo. Non era così".

Poi un passaggio alla nuova inchiesta giudiziaria, dopo l'iscrizione nel registro degli indagati di alcuni carabinieri per lesioni aggravate, e in attesa del processo in Cassazione dove la famiglia chiederà l'annullamento della sentenza d'appello, che per la morte di Stefano ha mandato assolti sei medici, tre infermieri e tre agenti penitenziari. "I presupposti di questa nuova inchiesta - ha detto Ilaria - sembrano positivi. Speriamo sia così. Finalmente c'è qualcuno che sta dimostrando di voler sapere cos'è accaduto a Stefano. Oggi quindi lo spirito è diverso; forse dopo sei anni riusciremo a dimostrare che anche per Stefano c'è giustizia".

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