Cronaca

Nel 2012 raddoppiate le 'vittime del mare'

Cresce il numero dei morti e delle infrazioni al Codice in materia di sicurezza della navigazione

nave messina

La Jolly Nero nel porto di Genova quache giorno prima dell'incidente – Credits: Getty Image

Le “vittime del mare” nel 2012 sono state 40. Più del doppio rispetto all’anno precedente. Ad incidere in modo preponderante la tragedia della Costa Concordia davanti al Giglio, nella quale hanno perso la vita, il 13 gennaio, 32 passeggeri.

Dodici mesi prima, nel 2011, i morti a causa di collisioni o infortuni a bordo delle imbarcazioni furono 18; l’anno prima, nel 2010, solamente 8. Un dato che è cresciuto in modo inversamente proporzionale agli incidenti navali che invece rispetto al 2011 sono calati: 361 dello scorso anno a fronte dei 441.

Ma qual è il livello di sicurezza delle imbarcazioni battenti bandiera italiana e straniera che solcano i nostri mari?

“Nell’arco di un anno sono circa tre le ispezioni che la Guardia Costiera effettua a bordo di ciascuna delle circa 800 navi battenti bandiera tricolore- spiega a Panorama.it, il Comandante di fregata Alessandro Nicastro, Ufficio Relazioni Esterne del Comando Generale Guardia Costiera-  vengono controllate le certificazioni ma anche i sistemi di sicurezza e la formazione dell’equipaggio. Dunque non solo un controllo documentale ma soprattutto effettivo del funzionamento ai fini della sicurezza dell’intera imbarcazione”.

A differenza dei dati degli incidenti marittimi, il dato sulle infrazioni rilevate dai militari della Guardia costiera sulle infrazioni al Codice in materia di sicurezza navale sono aumentati notevolmente.
Tre anni fa, nel 2010, furono 631 le infrazioni contestate agli armatori; l’anno successivo il dato cresce ancora fino a raggiungere le 797 infrazioni, mentre nel 2012 le infrazioni rilevate dalla guardia costiera “schizzano” a 636.

Solo nei primi 4 mesi del 2013 le infrazioni contestate sono state 236.

Un dato inquietante sul quale riflettere considerando che i controlli effettuati dai militari sono ai fini della sicurezza della navigazione e del personale a bordo. Dunque, gli armatori prestano la stessa attenzione alla messa in sicurezza delle strumentazioni delle proprie imbarcazioni nello steso modo che in passato? Oppure la crisi economica incide in modo considerevole sul comparto sicurezza di questi giganti del mare?

I dati sui sinistri marittimi così come quelli sulle infrazioni al Codice comprendono oltre alle navi da carico come ad esempio il Jolly Nero, anche navi passeggeri, pescherecci e imbarcazioni da diporto.

“Il Jolly Nero, la portacontainer che ha urtato la banchina travolgendo la torre dei piloti a Genova- spiega il comandante Nicastro – aveva tutte le certificazioni in regola  e tutte in corso di validità”.

Ma ogni giorno a circolare nelle acqua nazionali non ci sono solamente la imbarcazioni battenti bandiera italiana ma anche migliaia di navi straniere.

“La Guardia costiera effettuata, in base a Convenzioni internazionali, controlli random a bordo anche delle navi battenti bandiera straniera – prosegue in comandante Nicastro-e anche numerosi controlli in base a indicazioni che ci vengono fornite da un sistema di segnalazione di navi più soggette ad infrangere le regole”.

E quante sono state nel 2012 le navi straniere irrispettose nelle più elementari leggi di sicurezza della navigazione? Su 1.420 imbarcazioni controllate, 108 sono state detenute.    

“In sostanza, le 108 navi straniere- precisa Nicastro- sono state poste sotto fermo amministrativo perché non rispondevano allo standard di sicurezza” Quindi, fermate in porto.

Nei primi 4 mesi del 2013 su 500 navi, 40 sono quelle che sono state fermate nei vari porti italiani.

Quali sono le navi straniere che compaiono nella “black list” della sicurezza navale e che attraccano nei nostri porti?
“Ai vertici della lista nera molte navi battenti bandiera siriana e ucraina- conclude Nicastro - e numerose imbarcazioni dell'Azerbaigian"    

Ma alla sicurezza delle imbarcazioni deve andare di pari passo anche la sicurezza degli scali portuali che però sembrano essere stati abbandonati a se stessi. ''Non abbiamo porti all'altezza dei traffici moderni, l'insieme dei porti italiani e' obsoleto''.  Queste le dichiarazioni dell’ex ministro dei trasporti, oggi presidente dell'Autorita' portuale di Venezia, Paolo Costa che precisa la necessità, per l’Italia di investire in sicurezza ma anche di dotarsi di due “sistemi” nuovi e fondamentali per non far “fuggire “ all’estero il traffico merci.

© Riproduzione Riservata

Commenti