Cronaca

Sangue infetto: allarme in Toscana

In Toscana sono state distrutte 15 mila sacche di sangue per la presenza del virus dell'epatite C. Ma la Regione rassicura:"E' tutto sotto controllo. Non esiste pericolo di contagio" 

Donatori malati. Torna l'incubo sangue infetto?

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Quindicimila sacche di sangue distrutte perché “contagiate” con il virus dell’epatite C. 
Solo pochi giorni fa, sono state distrutte migliaia di sacche di sangue donato da oltre 10 mila persone residenti nel territorio toscano, dopo che la Kedrion, casa farmaceutica con sede a Lucca e che produce emoderivati, si è accorta durante un normale controllo di avere due sacche appartenenti a due lotti differenti contaminate dall’epatite C. I test, infatti, hanno rivelato la presenza del virus dell’epatite C in un lotto composto da 4.800 sacche e all’interno di un altro lotto da oltre 9.100 sacche di cui 3.300 provenienti da donatori residenti in Friuli Venezia Giulia.

“Quelle migliaia di sacche distrutte e quel sangue “malato”, hanno fatto riaffiorare alla mente quella pagina della storia classificata come la più triste e nera della sanità italiana, legata al nome di Poggiolini e De Lorenzo, alle vicende giudiziarie fatte di tangenti miliardarie e a migliaia di morti e contagiati con il virus dell’epatite B, C e Aids attraverso emoderivati e trasfusioni - dichiara a Panorama.it, Luigi Ambroso, Presidente del Comitato 210/92 per un’equa giustizia - e che continuano a morire, a distanza di 30 anni, nell’indifferenza  dello Stato Italiano".  

Ma quanto avvenuto in Toscana sembra essere un episodio diverso. 
Secondo quanto sostiene la Regione Toscana, infatti, sarebbero al massimo due i donatori di sangue positivi all’epatite C e sfuggiti ai controlli.

Ma com’è potuto accadere? Come è stato possibile che nessuno si sia accorto della positività al virus?  Eppure il plasma “malato”, donato nel 2011, è stato analizzato da almeno uno o due dei laboratori costituiti ad hoc, ovvero quello di Careggi, Pisa e Siena. Nessuno dei quali però ha riscontrato nessuna positività. “I lotti sono stati bloccati e mai utilizzati- rassicura la Regione – quindi non esiste nessun pericolo trasmissione. Siamo intervenuti in tempo.” Intanto l’assessorato regionale ha costituito un gruppo di esperti che dovrà individuare i donatori “malati”. Ma l’impresa non sarà certamente semplice considerando che sono passati quasi due anni. Il sangue dopo essere stato raccolto è infatti stato congelato fino ad oggi.

Gli esperti ritengono che l’errore che ha portato le sacche di sangue fino all'interno dei laboratori della Kedrion, non sia legato al test che viene effettuato dopo ogni trasfusione bensì ad un errore di attribuzione. In sostanza, sarebbe stato “scambiato” il risultato di positività di un donatore, perfettamente sano e idoneo, con un altro invece malato. Ovvero, quando è stato mandato in laboratorio il campione di sangue per essere analizzato ai fini di escludere eventuali patologie del donatore, si sarebbe verificato un errore di attribuzione che avrebbe causato l’interruzione della donazione di sangue di un soggetto sano e la prosecuzione di quello affetto da epatite C.      

“L'episodio avvenuto in Toscana, pur spaventandoci, per certi aspetti ci rassicura – conclude il presidente del Comitato – perché evidenzia come in Italia dopo la vicenda Poggiolini ci siano molti più controlli e questi siano efficienti. Purtroppo per un singolo donatore infetto sono stati distrutti litri e litri di sangue “buono” indispensabile per gli emofilici di tutta la Toscana e di tutta Italia”. L'azienda farmaceutica Kedrion del gruppo Marcucci, invece, ha subito un danno economico di circa 3 milioni di euro.    
    

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