Cronaca

Renzi e l'affronto delle Magliette Gialle nelle zone terremotate

L'appuntamento è per il 21 maggio . Ma il segretario Pd forse dimentica che lo stallo nei lavori di ricostruzione è iniziato sotto il suo governo

magliette-gialle-pd-renzi

Le "Magliette Gialle" del Pd al lavoro per pulire Roma - 14 maggio 2017 – Credits: ANSA/ CLAUDIO PERI

Renzi porta le "Magliette Gialle" nelle zone terremotate. Dopo l'operazione "salviamo Roma dai rifiuti", in polemica con la giunta Cinque Stelle, l'ex premier trasferisce l'iniziativa nei comuni colpiti dal sisma. L'appuntamento, lanciato su Facebook, è per il 21 maggio.

"Sto chiedendo a tutti i parlamentari di utilizzare questa domenica per andare - insieme ai volontari dei circoli, ai consiglieri regionali di tutta Italia, agli amministratori locali, ai cittadini che vogliono darci una mano - nelle zone del terremoto". Ognuno dovrebbe recarsi in un comune per "ascoltare, fare il punto, portare la testimonianza di un impegno concreto". La macchina del PD scenderà quindi come una astronave marziana, nei borghi rasi al suolo, a raccogliere le voci di quei cittadini ai quali l'allora presidente del Consiglio aveva promesso le casette entro sei mesi, e la ricostruzione "dove era come era".


Davanti alle Magliette Gialle ci sarà lo stesso scenario di devastazione di nove mesi fa con qualche aggravante: la popolazione esasperata dai ritardi e un sindaco, Marco Rinaldi di Ussita, che si è dimesso, denunciando "i paradossi e le pastoie della burocrazia".

Sulla gestione dell'emergenza Renzi aveva detto di volersi giocare la propria credibilità, ma proprio sotto il suo governo è stata messa in moto quella macchina organizzativa e normativa che ha prodotto le lentezze, il caos e il trionfo della burocrazia con cui i sindaci hanno combattuto finora.

 

Il trionfo della burocrazia
Dopo ben quattro decreti legge del governo, ventisei circolari e venti ordinanze del Capo della Protezione civile, Fabrizio Curcio, altrettante del Commissario straordinario Vasco Errani, una montagna di carte e protocolli, di annunci e promesse, le macerie sono ancora lì, circa metà sopralluoghi devono essere ancora effettuati e non si riescono nemmeno a ultimare le piazzole dove mettere le casette.

A quasi nove mesi dalla prima scossa, sono arrivate solo circa una ventina di prefabbricati di legno. La popolazione alloggiata negli alberghi sulla costa, proprio in questi giorni, sta subendo l'ennesima "deportazione" verso altre strutture. Per alcuni è il quarto spostamento. La stagione turistica è iniziata e devono lasciare le camere. Il futuro è pieno di incognite, nessuno sa dire loro se e quando potranno tornare a casa.

Dopo nove mesi, nella Valnerina si transita ancora con gravi difficoltà. Per raggiungere i comuni del territorio bisogna impiegare il doppio del tempo e le attività economiche della zona sono allo stremo. Le gare di appalto per i lavori sulle strade devono ancora partire. I progetti dovranno prima passare sotto le forche caudine di una miriade di enti, dalla protezione ambientale, alla tutela paesaggistica, ai beni artistici e culturali, dalle Regioni alle Province. Ognuno ha i suoi vincoli, le sue norme inderogabili, il burocrate che prima di mettere una firma esita nel timore di un passo falso, di doverne rispondere alla Corte dei conti o alla magistratura.

La ribellione del sindaco di Ussita
"La ricostruzione non si farà mai. Con questi presupposti, con queste norme, è inutile illudersi". Marco Rinaldi, primo cittadino di Ussita, borgo raso al suolo dal sisma, ha consegnato la fascia tricolore, con dimissioni irrevocabili, dopo che il Gip di Macerata ha firmato un decreto esecutivo di sequestro del camping “Il Quercione”, dove da anni sono posizionate 5 mobil house e un prefabbricato in legno. Al sindaco viene contestato il fatto che le strutture sono state realizzate nell’area protetta del Parco dei Sibillini, inedificabile e in zona R4, cioè ad alto rischio idrogeologico.

Ecco cosa dice Rinaldi: "Per portare le utenze nelle mobile houses bisogna interrare i tubi ma scavare in un terreno che è in un parco nazionale e ha vincoli paesaggistici, non è consentito. Poi ci è stato ricordato che la  zona è ad alto rischio idrogeologico. Però tutto il territorio ha questa caratteristica. E allora che si fa? Invece di metterlo in sicurezza con infrastrutture adeguate, si preferisce bloccare tutto. Per questo dico che la ricostruzione qui non ripartirà mai".

Chissà se le "Magliette Gialle" di Renzi sapranno dargli una risposta.

lettera-rinaldi
© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Commenti