Cronaca

Cosa dicono i referendum sulla giustizia dei radicali

Separazione delle carriere, responsabilità civile dei giudici, ergastolo; uno per uno cosa prevedono i quesiti referendari promossi dal Partito Radicale

Magistrati togati all'inaugurazione dell'anno giudiziario – Credits: Getty

Sono sei i referendum per la giustizia giusta promossi dai radicali e sostenuti dal Pdl. Servono 500 mila firme entro settembre affinché, dopo il vaglio di ammissibilità da parte della Corte costituzionale, i cittadini italiani possano esprimersi. Alcuni quesiti, che riguardano la separazione delle carriere e la responsabilità civile dei magistrati, già in passato sono stati oggetto della consultazione popolare. C’è da augurarsi che questa volta, in caso di esito positivo e quorum raggiunto, il Parlamento non resti a guardare. È possibile firmare presso le segreterie e gli uffici elettorali degli oltre 8 mila Comuni d’Italia. Per ulteriori informazioni si può contattare il Comitato promotore “Giustizia giusta” (info@referendumgiustiziagiusta.it ) o sul sito http://www.referendumradicali.it/

Ecco i sei referendum che trattano della giustizia.

SEPARAZIONE DELLE CARRIERE

L’Italia è l’unico Paese ad aver introdotto il rito accusatorio (con il nuovo Codice di procedura penale del 1989), pur conservando nel contempo l’unicità delle carriere. In altre parole, pm e giudici condividono i medesimi percorsi di carriera e organi di autogoverno. “Una indubbia anomalia”, la definiva così Giovanni Falcone. L’attuale assetto non garantisce né la terzietà del giudice né la parità tra accusa e difesa, ovvero i cardini del giusto processo come previsto dall’art. 111 della Costituzione. Il quesito mira a distinguere i due percorsi istituendo anche un “Csm” dei pm.

RESPONSABILITA’ CIVILE DEI MAGISTRATI

Attualmente il cittadino può rivalersi nei confronti del magistrato solo in via indiretta – per il tramite dello Stato – e limitatamente ai casi eccezionali di dolo o colpa grave. I due quesiti in materia mirano ad estendere la responsabilità (indiretta) dei magistrati ai casi di interpretazione di norme di diritto e di valutazione di fatti e prove. La legge Vassalli varata nel 1988 ha sancito per le toghe un regime di sostanziale irresponsabilità che non ha corrispondenti in nessuna altra categoria professionale. Non è un caso che dal 1988 ad oggi, a fronte di oltre 400 cause avviate nei confronti di un magistrato attraverso la farraginosa procedura attualmente in vigore, le condanne effettivamente emesse siano state in tutto quattro.

CUSTODIA CAUTELARE

Oltre il 40 percento dei detenuti nelle galere italiane sono in attesa di giudizio (la media europea non supera il 25 percento). Da strumento di natura cautelare la carcerazione preventiva si è trasformata in una vera e propria anticipazione di pena nei confronti di presunti innocenti. La Corte europea dei diritti umani ha denunciato tale anomalia. Il quesito mira ad abolire la possibilità di disporre la carcerazione preventiva per il cosiddetto rischio di reiterazione del reato, salvo nei casi più gravi (in particolare, per i reati con pena massima non inferiore a quattro anni).

MAGISTRATI FUORI RUOLO

Il quesito mira a frenare il fenomeno dei cosiddetti “fuori ruolo”, ovvero di quei magistrati che vengono collocati presso gli uffici legislativi dei gabinetti ministeriali. Sono infatti centinaia i magistrati che, anziché occuparsi dello smaltimento dei milioni di procedimenti pendenti, occupano ruoli di vertice nella pubblica amministrazione. Rientrando nelle loro funzioni costoro darebbero un contributo concreto al lavoro dei tribunali, evitando nel contempo una perniciosa commistione tra magistratura e alta amministrazione in ossequio al principio della separazione dei poteri.

ERGASTOLO

Il quesito mira ad abolire l’ergastolo a vita. Il “fine pena mai” rispecchia una concezione della pena intesa come vendetta sociale e contrasta con la finalità rieducativa che l’art. 27 della Costituzione assegna alla pena.  Va detto che molti Paesi europei non contemplano la pena del carcere a vita, mentre in Italia l’ergastolo ostativo – quello che prevede per l’appunto la detenzione fino alla morte - riguarda oltre 1500 persone. Tra i sostenitori di questo quesito c’è il professore Umberto Veronesi, secondo il quale “anche l’assassino più efferato dopo venti anni è cerebralmente differente dall’uomo che ha commesso quel delitto”.

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