Cronaca

Reato di omicidio stradale: la legge (per ora) non è un deterrente

I numeri dell'Asaps dimostrano come gli incidenti con feriti o morti sono il 14,9% in più di prima dell'entrata in vigore delle nuove norme

omicidio stradale

Un incidente mortale in strada – Credits: ANSA/ALESSANDRO DI MARCO

Manuela Ronchetti, 40 anni, di Cucciago, nel comasco, è l’ultima vittima di un incidente automobilistico. La ragazza che l’ha investita, il 9 agosto, è indagata per omicidio stradale, il reato introdotto il 25 marzo e che prevede dai 5 ai 12 anni di reclusione per chi uccide dopo essersi messo alla guida in stato di ebbrezza o dopo avere assunto droghe. Nel periodo tra il 25 marzo e il 31 luglio, la Polizia stradale ha calcolato 19.893 incidenti, di cui 255 mortali. In 123 casi, la metà del totale, è stato contestato l’omicidio stradale. Nello stesso periodo del 2015 il computo era stato peggiore: 20.356 incidenti, 280 dei quali mortali.

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Uno degli obiettivi della norma era contrastare la pirateria stradale. Ma secondo l’Asaps, l’Associazione amici sostenitori della Polizia stradale che da otto anni monitora il fenomeno, dopo l’entrata in vigore della legge le omissioni di soccorso negli incidenti con feriti o morti sono state 556, contro le 484 dello stesso periodo 2015: quindi 72 in più, con un incremento del 14,9%. Giordano Biserni, presidente di Asaps, ammette che "non era pensabile che la legge sull’omicidio stradale avesse subito un effetto deterrente", ma sostiene che "la vera prevenzione si fa sulla strada con i controlli, che invece sono sempre meno frequenti. Forse" aggiunge "cominceremo a vedere qualche effetto solo dopo che saranno state emesse le prime condanne".

Secondo Beniamino Migliucci, presidente dell’Unione delle camere penali, la legge "è stata emanata sotto la spinta dell’emotività e solo per ottenere consenso: non costituisce un deterrente, né favorisce comportamenti virtuosi, che dovrebbero essere premiati con un’attenuante". Al contrario, conclude il presidente dei penalisti, "la durezza delle pene e il rischio di subire un arresto obbligatorio, in alcuni casi, potrebbe portare alla fuga e a non prestare soccorso".

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