Cronaca

Radar Muos: uno scienziato rassicura i siciliani

Uno studioso americano spiega perché il sistema di comunicazione della Nato non è pericoloso per la salute

Radar Muos: uno scienziato rassicura i siciliani

– Credits: Il radar Muos

"Quando accendi un forno a microonde, ti esponi a radiazioni 10 volte superiori agli standard italiani, ma al di sotto del livello del Muos". Parla John Oetting, studioso di fisica applicata alla Johns Hopkins University, impegnato da sette anni nel Muos, Mobile user objective system, il programma di comunicazione satellitare che consentirà ai militari
Nato di inviare dati ovunque essi siano, con una capacità decupla rispetto a oggi.

Il Muos è al centro di polemiche per la stazione che dovrebbe essere costruita a Niscemi, in provincia di Caltanissetta, bloccata dal presidente della regione, Rosario Crocetta, in seguito alle proteste per timori legati alle radiazioni.

La costellazione Muos comprende quattro parabole satellitari terrestri, di cui sono già attive le stazioni alle Hawaii, in Virginia e in Australia.

«Immagini nel cielo una torre per telefonia a 35 mila chilometri dalla  superficie terrestre. Il Muos permetterà di comunicare con una maggiore garanzia di riservatezza» aggiunge lo studioso.

Entro il 31 maggio saranno noti i risultati di uno studio dell’Istituto superiore di sanità e, riguardo ai rischi per la salute, Oetting spiega: «Il livello di emissioni lungo il recinto è 1.000 volte inferiore ai limiti consentiti dalla legge statunitense e più di 10 volte al di sotto degli standard italiani. Non esiste alcuna evidenza scientifica circa la sua pericolosità».

Eppure, alcuni hanno paura.

«Forse certe persone si impressionano davanti a enormi parabole satellitari. Se però ci si trova a 1 chilometro da un’antenna televisiva, ci si espone a emissioni superiori a quelle lungo il recinto di Niscemi».
Lo scorso 22 aprile alcuni attivisti del comitato No Muos hanno violato la zona off limits, arrampicandosi su un’antenna. Gli Stati Uniti non hanno gradito, ma i tentativi di sconfinamento proseguono.

«Auspichiamo che simili atti vandalici si possano prevenire in futuro» dichiara il portavoce dell’ambasciata americana a Roma, Stephen Anderson. «Il sito alle Hawaii è a meno di 2 chilometri da case private e in Virginia si trova a meno di 3 chilometri da un agglomerato urbano» aggiunge Anderson.

Che sull’ipotesi di un referendum locale commenta: «Il nostro interlocutore primario rimane il governo italiano che ha riconosciuto alla base di Niscemi un interesse strategico
nazionale. Durante le operazioni Nato in Libia nel 2011 la maggior parte delle missioni aeree è decollata da basi italiane. L’Italia ha una posizione unica per rispondere alle crisi del Mediterraneo».

Crocetta permettendo, però. «Ci aspettiamo che, accertata nuovamente la non pericolosità, si accetterà di ospitare un sistema in grado di migliorare numerose operazioni militari, compresi gli sforzi antipirateria al largo dell’Africa orientale e gli interventi umanitari nel continente africano»

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