Cronaca

Perché è indagato il padre di Renzi: "Traffico di influenze"

Introdotto nel codice penale nel 2012, colpisce il mediatore di un accordo di corruzione. In questo caso riguarda gli appalti Consip

Tiziano-renzi

Il padre di Matteo Renzi, Tiziano, in una foto del 2014 – Credits: ANSA/GIAMPAOLO GRASSI

- Tiziano Renzi, il padre dell'ex presidente del consiglio Matteo, è indagato dalla procura di Roma nell'inchiesta sugli appalti in Consip, la centrale acquisti della pubblica amministrazione.
L'accusa: concorso in traffico di influenze.

- Il procedimento è uno stralcio dell'inchiesta avviata a Napoli e inviata a Roma per competenza territoriale. Nell'inchiesta risultano indagati anche il ministro Luca Lotti, il comandante generale dell'Arma dei Carabinieri Tullio Del Sette e il comandante della Legione Toscana dei carabinieri, il generale Emanuele Saltalamacchia. Nei loro confronti la Procura contesta i reati di rivelazione del segreto d'ufficio e favoreggiamento.

Traffico di influenze?
Il reato di traffico di influenze, contestato a Tiziano Renzi in concorso con altri, è stato introdotto nel codice penale nel 2012. Mira a colpire anche il mediatore di un accordo corruttivo al fine di prevenire la corruzione stessa.

Gara d'appalto
Nell'indagine, che di fatto viene coordinata da due Procure, il focus principale degli inquirenti è rivolto alla gara d'appalto, bandita nel 2014, denominata Fm4 (facility management) del valore di 2,7 miliardi di euro e che era stato suddiviso in una serie di lotti.

In questa vicenda risulta indagato l'imprenditore napoletano Alfredo Romeo, con il quale Tiziano Renzi avrebbe avuto dei contatti sui quali si concentra ora l'attenzione degli inquirenti.
I magistrati intendono anche approfondire i rapporti tra il padre dell'ex premier e l'imprenditore toscano Carlo Russo, coinvolto nell'inchiesta Consip e in contatto con Romeo.

Agli atti dell'indagine anche decine di intercettazioni telefoniche acquisite nel filone napoletano dell'inchiesta tra Romeo e l'ex deputato Italo Bocchino, "consulente" dell'imprenditore: secondo i pm di Napoli l'esponente politico avrebbe dato, come si legge in un recente decreto di perquisizione, "indicazioni a Romeo su quando e come pagare e su come compiacere i rappresentanti della 'cosa pubblica' con denari e altre utilità".
Circostanza seccamente smentita da Bocchino.

Luca Lotti
Per l'inchiesta Consip, nel dicembre scorso, dopo aver ricevuto gli atti da Napoli, i pm capitolini hanno ascoltato il ministro dello Sport Lotti e il comandante generale dell'Arma, Del Sette. Entrambi hanno respinto le accuse, sostenendo di non aver mai rivelato ai vertici di Consip l'esistenza di indagini. In particolare Lotti, interrogato il 27 dicembre scorso, ha affermato di "non avere mai saputo nulla di indagini" relative alla Consip.

Riferendosi all'amministratore delegato della società, Luigi Marroni, che sentito come persona informata sui fatti dai magistrati di Napoli aveva fatto il nome dell'allora sottosegretario, Lotti ha detto di "non frequentarlo" e di "averlo visto solo due volte nell'ultimo anno".

(ANSA)

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